Un complesso termale dell’antica Roma è stato rinvenuto in Serbia nel palazzo attribuito all’imperatore Massimino Daza.
La scoperta è stata fatta nel sito di Vrelo-Šarkamen, nei pressi di Negotin, al livello inferiore della torre del palazzo fortificato, un particolare assolutamente inconsueto sotto il profilo architettonico e per questa ragione unico caso di antico bagno imperiale privato non solo in Serbia ma in tutti i territori dell’Impero Romano, iniziato nel 27 a.C. con Ottaviano, figlio adottivo ed erede di Giulio Cesare.
Il sito archeologico di Vrelo-Šarkamen che ha svelato questo complesso termale dell’antica Roma è oggetto di scavi da decenni
La scoperta fatta da parte di un gruppo di esperti dell’Istituto di Archeologia in questa area della Serbia orientale ha consentito di desumere che il palazzo imperiale di Galerio Valerio Massimino originariamente chiamato Daza e caratterizzato da una monumentale torre nell’angolo a sud-ovest fosse ben più lussuoso di quanto precedentemente ipotizzato.
Il breve ruolo dell’imperatore Massimino Daza nell’antica Roma
A seguito di dimensioni immense, confini colossali, invasioni, rivolte ed instabilità sia sociale che politica l’Impero Romano aveva subito una scissione nel 395 d.C. stabilita da parte dell’imperatore Diocleziano dividendosi in Impero Romano d’Occidente ed Impero Romano d’Oriente, in pratica due Stati separati governati ciascuno da un imperatore senior e da un sovrano junior.
Massimino Daza, originario della Serbia, ha ricoperto questo secondo ruolo sino alla rivendicazione del titolo di imperatore senior nel 310 d.C.
La carica era poi stata mantenuta per soli tre anni sino al suo suicidio nel 313 d.C. a seguito della sconfitta nella guerra civile contro il rivale Licinio.
Metodi di produzione e componenti sono alla base della durabilità del calcestruzzo dell’antica Roma
Se il bagno imperiale privato rinvenuto in Serbia a Vrelo-Šarkamen, il Pantheon di Roma, gli acquedotti in Spagna ed i sudatorium della Gran Bretagna sono ancora in piedi dopo quasi duemila anni il merito è del calcestruzzo utilizzato dai romani sin dal III secolo a.C. e peraltro ancora oggetto di studio da parte dei ricercatori.
Piccoli frammenti di calce viva conosciuti come clasti di calce, allumina, silice e pozzolana, quest’ultimo un sottoprodotto della combustione del carbone, erano fra i componenti del calcestruzzo romano.
Oltretutto l’acqua non poteva infiltrarsi grazie appunto ai clasti che reagivano all’acqua riempiendo gli interstizi e conferendo in tal modo al calcestruzzo dell’antica Roma una sorta di qualità autoprotettiva.
Contrariamente al classico orientamento lineare delle stanze che componevano il balneum o termae, il lussuoso bagno imperiale privato peraltro utilizzato anche da residenti di alto rango del palazzo imperiale di Vrelo-Šarkamen era originariamente dotato di una cupola con sei finestre, un sudatorium antesignano di saune o bagni turchi e tre vasche da bagno o piscine.
Il pavimento della struttura rinvenuta in Serbia era poi riscaldato da una fornace mentre una caldaia in rame aveva il compito di rendere piacevole la permanenza nelle acque di questo complesso termale dell’antica Roma unico sotto il profilo ingegneristico.
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