Nel cimitero di Loznica i volontari hanno realizzato un memoriale per i migranti morti dal 2015 lungo la rotta balcanica.
Fra Serbia e Bosnia Erzegovina, su entrambe le sponde del confine naturale rappresentato dal fiume Drina, sorgono 95 lapidi e croci realizzate da Djeluj.ba (vedi link: Djeluj.ba) ed Sos Balkan Route (vedi link: Sos Balkan Route), rispettivamente di Bosnia Erzegovina ed Austria.
Lunghi mesi di impegno prima di erigere lapidi e croci in ricordo delle vittime
I volontari di queste Ong hanno non solo raccolto i fondi per l’acquisto delle tombe ma anche affrontato un impegnativo iter burocratico per l’ottenimento dei permessi necessari per i corpi recuperati dal 2023 e spesso non identificati mentre la maggior parte dei migranti morti sulla rotta balcanica è mai stata recuperata.
Lo scorso 27 Gennaio le Ong Djeluj.ba, Sos Balkan Route e Leave No One Behind hanno organizzato una commemorazione presso il memoriale.
Nel cimitero di Loznica giacciono i corpi di diciannove migranti non identificati lungo la rotta balcanica che, iniziando in Turchia, raggiunge la Grecia per poi proseguire attraverso i Paesi della ex Jugoslavia ed è costituita da montagne e fiumi che non perdonano.
Annegamento, investimento, ipotermia e soffocamento negli autocarri sono le principali cause di decesso dei migranti
Quattro morti, deceduti probabilmente per soffocamento, sono stati rinvenuti nel mese di Maggio dalla polizia nel villaggio di Donje Prilisce in Croazia, un altro Paese attraversato dalla Balkan Route che, iniziando in Turchia, si snoda attraverso Grecia, Bulgaria e vari Paesi balcanici in direzione dell’europa occidentale.
E’ proprio a causa di questo insidioso itinerario che nel decennio 2015-2024 molti casi di migranti morti sulla rotta balcanica sono stati registrati anche in Croazia e lungo la frontiera della Macedonia del Nord (NMK).
NN – Nomen Nescio cioè “non identificato” è la dicitura che compare sulla maggioranza di lapidi e croci delle tombe dei migranti
Il memoriale di Loznica ci insegna che mentre i guerrafondai di Bruxelles dilapidano miliardi di euro in nome di un demenziale riarmo contro inesistenti nemici, i volontari di tante Ong dedicano le loro limitate risorse finanziarie per comprare pietre e croci sulle quali incidere quasi sempre le lettere NN per gli innumerevoli migranti morti e non identificati lungo la famigerata rotta balcanica.
👇 👇 👇 👇 👇 👇 👇 👇 👇 👇 👇 👇 👇 👇 👇
Potrebbero anche interessarti:
Global Sumud Flotilla veleggia in direzione dell’isola di Sazan
L’arte contemporanea post-virtuale al Castello di Trebesice
E’ imminente l’aumento del salario minimo mensile in Serbia
Qual’è la situazione degli animali randagi in Albania?
Crescono le free trade zones in Bosnia Erzegovina
Presto il visto italiano D agli autisti di camion dei Balcani
Musica swing italiana protagonista in Bosnia Erzegovina
Nuova riduzione delle accise sui carburanti in Serbia
Fincantieri, spese militari, Nato e riarmo in Albania
In Albania nuove accuse contro i difensori dell’isola di Sazan
Il Sistema Cesare Labianca ed il sogno di un web senza cronisti
Elezioni in Kosovo, vittoria di Albin Kurti e dell’astensionismo
Un ringraziamento particolare a Pixabay che ha consentito l’utilizzo gratuito di immagini belle ed attinenti al contenuto.

