In appena sei mesi il disastro economico devasta la Bulgaria obbligata all’eurosuicidio con l’ingresso nella moneta unica.
Inflazione alle stelle, perdita di potere d’acquisto da parte dei cittadini ed un’imminente procedura d’infrazione a fronte degli indicatori di deficit prontamente rilevati dagli euroburocrati della Commissione europea.
Bulgaria ed euroincubo, un disastro annunciato già ad inizio anno
Questa in estrema sintesi la gravissima situazione che dopo appena pochi mesi la Bulgaria si trova ad affrontare per via di un disastro peraltro ampiamente previsto che ha fatto seguito all’eurosuicidio del Paese consequenziale all’ingresso di Sofia nell’infausta area euro.
L’inflazione in Bulgaria è ora al 7%, raddoppiata da Gennaio a Maggio
L’incubo nel quale si trova ora Sofia, imposto deliberatamente dalle elites finanziarie internazionali, era già stato ben compreso dalla popolazione per oltre il 57% contraria all’adozione della moneta unica ed a questo proposito avevamo dedicato un dettagliato articolo (vedi link: In Bulgaria forte opposizione popolare all’euro).
Si tratta di un copione ben conosciuto anche nei Balcani occidentali dove il disastro che spesso nell’europa meridionale ha fatto seguito all’adozione della moneta unica ha colpito duramente la Croazia nel 2023 (vedi link: L’euroincubo prezzi in Croazia spinge a fare shopping in Slovenia).
All’eurosuicidio della Bulgaria farà presto seguito il disastro insito nei famigerati vincoli europei
Bruxelles intanto ha già deciso di avviare l’iter inerente alla procedura d’infrazione, previo confronto con il Comitato economico e finanziario, a fronte del deficit di bilancio della Bulgaria che ha superato il famigerato 3% del Pil.
Sulla base degli inflessibili ed ottusi vincoli europei il rapporto deficit/Pil dovrebbe infatti attestarsi nell’anno in corso intorno al 4,1% crescendo poi l’anno successivo dello 0,2%.
La procedura d’infrazione, seconda fase dell’euroincubo
Al termine dei prossimi sei mesi giungerà pertanto al Governo della Bulgaria la lettera di richiamo e qualora la procedura d’infrazione venisse avviata le “raccomandazioni” vincolanti degli euroburocrati, finalizzate alla riduzione del deficit di Sofia, determinerebbero inevitabilmente tagli alla spesa pubblica peggiorando in tal modo le condizioni già precarie della popolazione.
Nel frattempo, assillata dai problemi derivanti dal disastro economico che ha fatto seguito al proprio eurosuicidio, la Bulgaria si è smarcata da ulteriori forniture militari a Kiev nella sua guerra contro la Russia allineandosi a Repubblica Ceca, Slovacchia ed Ungheria come dichiarato in una conferenza stampa dal Ministro della Difesa Dimitar Stoyanov.
Gli ottusi vincoli europei alla base del disastro
Le intolleranti regole di Bruxelles, già difficili per Paesi economicamente maturi, sono assolutamente inapplicabili a realtà che come la Bulgaria non abbiano ancora raggiunto quelle condizioni.
Il Paese balcanico è infatti entrato pochi mesi fa nella famigerata eurozona come il più povero dell’Ue per Pil pro capite, una politica caratterizzata negli ultimi anni da instabilità e crisi frequenti oltre ad un tessuto produttivo gracile.
L’Europa non è in crisi, è la crisi
Una realtà travagliata quella della Bulgaria che necessita di ovvi ammortizzatori, trasferimenti e fiscalità particolarmente flessibili.
Tutte qualità non previste dal Patto di Stabilità e Crescita che, rispecchiando i tetri burocrati di Bruxelles più inclini all’eurosuicidio di Paesi quali la Bulgaria che all’understanding, impone rigidi parametri dissennati ad economie con vulnerabilità, dimensioni e storie totalmente differenti se non addirittura inconciliabili.
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