La dimensione ludica della ricerca svelata da Eugenio Percossi e dalla sua arte contemporanea al Castello di Trebesice.
Dopo la mostra immersiva di Daria Muhina (vedi link: Legàmi, arte contemporanea post-virtuale al Castello di Fumone) questa volta la lente di Avvistamenti & Incontri si posa sul Castello di Trebesice (vedi linl: Castello di Trebesice), nei dintorni di Praga, dove negli anni ’90 due giovani italiani, l’artista Eugenio Percossi e l’architetto ed imprenditore Alberto Di Stefano si erano trasferiti condividendo progetti e lavoro, momenti fortunati e periodi difficili.
A seguire l’articolo completo di Francesca Pietracci, ideatrice del progetto Avvistamenti & Incontri.
Argomenti: Arte contemporanea post-virtuale – Progetto Avvistamenti & incontri – L’arte di Eugenio Percossi – Castello di Trebesice – Nuovi concetti di Museo.
L’arte contemporanea post-virtuale è l’arte che riflette il tempo in cui viviamo e, se a volte ci sembra molto strana, è perché viviamo in tempi di grandi cambiamenti.
Un periodo nel quale, se ancora ci stiamo chiedendo cosa siano l’intelligenza artificiale ed il mondo virtuale, beh dobbiamo anche sapere che stiamo già andando oltre …
Il Progetto Avvistamenti & incontri consiste nella ricerca di artisti e di spazi dove tutto ciò sta avvenendo, attraverso differenti linguaggi, differenti latitudini e differenti modi di coinvolgere il pubblico.
L’arte contemporanea post-virtuale è già una realtà, è un passo successivo a quello che la maggior parte della gente stenta ancora a capire o ad accettare.
In molti pensano che gli artisti siano in grado di prevedere il futuro, ma verosimilmente essi riescono semplicemente a percepire il mondo che li circonda nella sua pura contemporaneità, nello svolgersi stesso dei processi di cambiamento.
Questi sono tutti i cosiddetti artisti d’avanguardia che, dalla fine dell’Ottocento in poi si sono succeduti in varie generazioni scatenando sconcerti, accettazioni, assuefazioni, per lo più ciclicamente e di certo in maniera inarrestabile.
Avvistamenti & Incontri è un progetto che sto portando avanti con l’intento di rintracciare e perlustrare a livello trasversale questa tendenza, con tutte le riflessioni che ne possiamo trarre
In altri termini l’arte contemporanea post-virtuale ci fornisce una prospettiva visiva ed estetica attraverso la quale possiamo captare degli scatti concettuali, dei passaggi subliminali portati alla luce dal pensiero creativo.
Da queste rappresentazioni, che per la maggior parte si traducono in opere immersive, riusciamo a scoprire come e perché il nostro rapporto con la realtà stia vertiginosamente cambiando senza che la nostra coscienza ne prenda atto pienamene.
Quindi, anche questa volta vi presento un artista, Eugenio Percossi, che ha creato le sue opere all’interno di un castello, il Castello di Trebesice, situato vicino Praga.
Non si è trattato di una scelta a caso.
Come nell’articolo precedente, riguardante la mostra dell’artista russa Daria Muina al Castello di Fumone (Italia), così per Eugenio Percossi, che vive e lavora al Castello di Trebesice, si tratta anche di affrontare il discorso che riguarda la sostanziale trasformazione del concetto stesso di museo.
Il Castello è un tipico esempio di Museo naturale, all’interno del quale le generazioni che si sono succedute nei secoli hanno lasciato la loro impronta attraverso diversi cambiamenti architettonici, diversi stili, diverse funzionalità degli ambienti e diverse tendenze di esemplari artistici da collezione.
Ora anche la nostra arte contemporanea post-virtuale sta lasciando la sua traccia dentro queste antiche mura.
Tuttavia questa volta non si tratta solo di aggiungere oggetti, ma anche di trasformare la percezione stessa del luogo modificando il ruolo dei visitatori.
Essi non sono più solo spettatori, ma diventano parte integrante dell’opera.

L’artista decostruisce il processo creativo (intuizione, progettazione e rappresentazione) per poi riassembrarlo seguendo una traiettoria differente. Tradizionalmente l’opera d’arte si prefigge di rappresentare un’idea in modo che appaia vicina alla realtà e quindi alla verità.
L’artista, invece, si prefigge di fare sembrare finto ciò che è vero.
E la sensazione che si prova è veramente spaesante.
Consiste in un apparentemente semplice slittamento della percezione.
Si entra in una stanza e si ha la sensazione di trovarsi all’interno di una scena trasmessa in bianco e nero da un vecchio apparecchio televisivo.
Le persone temono di essersi smaterializzate e di appartenere alla dimensione dell’etere, delle onde radiotelevisive.
In questo luogo tutto è rigorosamente dipinto partendo dal bianco e nero e poi sfruttando la scala cromatica dei grigi.
Questa storia è semplicemente geniale!
Tutto il mobilio è reale, le pareti sono veri muri, il letto ha coperte vere.
Tutto è vero, ma sembra finto.

Le costanti di Eugenio Percossi ed Alberto Di Stefano sono sempre all’insegna dell’arte contemporanea anche post-virtuale e di quel sapore agro-dolce che la bellezza porta con sé quando a volte è dolore o perdita, o nostalgia, quando è illusione.
Eugenio dipinge opere in bianco e nero su tele grezze, uomini accovacciati che si portano alla bocca maschere antigas, un lavoro che manifesta resilienza, impossibilità di respirare l’aria che ci avvolge, difficoltà di adattamento.
Eppure la difficoltà della mancanza d’aria, la prossimità del soffocamento, rende al corpo che si contorce una sinuosità avvolgente, una tenerezza fetale, un’elegante flessibilità che si congiunge a tratti alla serpentina del tubo che connette la maschera alla bombola, la bocca ad una precaria salvezza.
Intanto Alberto ristruttura per i nuovi ricchi decadenti e meravigliosi appartamenti, ridà loro vita e lucentezza.
Apre anche una galleria d’arte contemporanea, organizza residenze d’artista, segue e incoraggia giovani artisti provenienti da ogni parte del mondo.
Poi anche a Praga arriva la crisi, per loro sono anni difficili. Vedono crollare il loro mondo, ma non le loro certezze e si gettano in un’avventura folle, ma assolutizzante.
Questo significa essere artisti: sentire la voce del proprio istinto e non tradirlo, anche di fronte al paradosso, all’incongruenza del momento.
Un sogno meraviglioso, quanto eroico e faticoso, quanto stressante, quanto impellente.
Sono gli anni 2000.
Hanno visto un grande castello diroccato in vendita, a pochi chilometri da Praga, è un affare … forse!
In qualche modo riescono a comprarlo ed a dare il via ai lavori.
All’inizio solo una grande vecchia cucina risultava una stanza agibile, utilizzabile da tutta la truppa per mangiare e per dormire alla meglio con sacchi a pelo e stufe a gas.
La bellezza e la vivacità di oggi sono state una lunga conquista. L’edificio immenso, il ricchissimo parco che lo circonda, il ripristino del fossato, l’unicità di ciascun ambiente interno, le cucine attrezzate per banchetti rendono gli ospiti partecipi di un sogno.
Eppure per Alberto ed Eugenio non mancano i momenti di stanchezza, a volte di sconforto … un impegno costante su tutti i fronti.
In questi anni Eugenio ha messo in moto un meccanismo che rende il suo modo di concepire le opere sicuramente un progetto di arte contemporanea post-virtuale.
Il suo interesse si è focalizzato sulla forma e sul significato del teschio ed i suoi lavori vengono progettati partendo dal digitale, per essere poi realizzati attraverso tecniche manuali.
In uno dei suoi primi cicli ha realizzato grandi tele dipinte ad olio che rappresentano cupi ritratti cinquecenteschi, citazioni di opere di G.B. Moroni, dove al posto della testa si trovano teschi, a loro modo molto espressivi.

In seguito il teschio è stato declinato in maniera meno feticistica e più ludica, realizzato con costruzioni di plastica tipo Lego o con paillettes e strass, poi si è insinuato anche in capi d’abbigliamento per sfilate di moda.
Al momento il gioco si è fatto ancora più provocatorio, dal teschio è passato alla testa, ad un viso dipinto con strati di plastilina dai colori sgargianti, contorni materici e appena abbozzati dal forte ricatto visivo.
Ma poi ecco che, a guardare con più attenzione, ci si accorge con un certo sconcerto che la superficie dell’opera non ritrae più solo lo strato epidermico del volto, ma affiorano a tratti le ossa, i muscoli, i nervi … l’artista stesso afferma: “I bozzetti realizzati vengono poi usati per disegnare e dipingere con la plastilina.
Ho voluto tutte teste pelate, come modelli da laboratorio, anonimi, quasi uguali e intercambiabili.
L’entrare nel corpo, sotto la carne fino all’osso, letteralmente rende questa visione come scientifica, uno studio anatomico e accademico”.
Ma il Castello di Trebesice racchiude anche tanti altri misteri e curiosità, un luogo delle meraviglie dove tutto sembra essersi sedimentato nei secoli, mentre in realtà ogni stanza, ogni oggetto, ogni scorcio del giardino, dell’orto e del parco sono stati ricomposti con anni di ricerche, di perlustrazioni nei mercati antiquari, con progetti e visioni di artisti sapientemente selezionati, con attenzione e cura per ogni piccolo particolare.
Non ultimo il gigantesco granaio, stimato essere uno dei più grandi d’Europa, ed ora trasformato in sede internazionale di grandi installazioni di arte contemporanea anche post-virtuale.
In definitiva il complesso di questo sito rappresenta un’opera globale in continua evoluzione, dove la sperimentazione in qualche modo riguarda ogni aspetto del vivere.
Si potrebbe dire che il gesto di ogni suo abitante, collaboratore od ospite che sia, lasci una propria traccia, un pensiero, un piccolo sedimento di esperienza e di realtà.
Francesca Pietracci in collaborazione con la Redazione
Francesca Pietracci (vedi link: fpietracciartcounselingfp) è storica dell’arte, curatrice indipendente e pubblicista; vive e lavora a Roma.
Dal 1990 ad oggi ha curato centinaia di mostre in musei pubblici e in gallerie private in Italia, nei Paesi europei, negli Stati Uniti ed in America del Sud.
Ha pubblicato numerosi libri, saggi e articoli riguardanti l’arte antica, moderna e contemporanea; ha realizzato progetti internazionali per istituzioni pubbliche e fondazioni sul tema dei Diritti Umani, del dialogo interculturale e sulla condizione femminile.
Ha collaborato con diverse Università in Europa e negli Stati Uniti.
Attualmente sta lavorando al progetto Avvistamenti & Incontri che consiste in una sistematica ricognizione di artisti che realizzano opere appartenenti ad una nascente tendenza di arte contemporanea post-virtuale.
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