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    Home » Inchieste » Danni e rischi ambientali del progetto sionista nel Salento
    Inchieste

    Danni e rischi ambientali del progetto sionista nel Salento

    Settembre 19, 2026Aggiornato:Settembre 20, 20261 commento10 minuti di lettura
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    Rischi e danni ambientali del progetto sionista che dall’isola Sazan/Saseno in Albania si estende sino al Salento in Puglia.

    Mentre in Albania continuano incessantemente le manifestazioni anche contro i rischi ambientali conseguenti alla possibile cessione dell’isola di Sazan al portafoglio immobiliare della famiglia Trump che l’avrebbe destinata ad un resort ultra lusso, sulle coste antistanti della Puglia potrebbe essere realizzata nel Salento una struttura simile del valore di €100 milioni peraltro ideata sin dal 2021.

    Sulle propaggini delle Murge il progetto sionista in contrada Mogale sulla costa di Ostuni appoggiato da Bill Gates

    Se ad un’estremità del Mare Ionio gli interessi speculativi del gruppo finanziario facente capo al sionista Jared Kushner genero di Trump sono da tempo concentrati sull’isola di Sazan/Saseno, a breve distanza marina e per precisione ad Ostuni sul Mare Adriatico, il gruppo di investimenti israeliano Omnam Investment Group e Bill Gates, azionista di riferimento della catena alberghiera Four Seasons Hotels and Resorts, punta a cementificare un’area di nove ettari con ben quarantanove edifici per centocinquanta camere, bar, piscine e ristoranti con conseguenti ed incalcolabili danni ambientali alla “porta del Salento”.

    Le lame di Ostuni

    A seguito della millenaria e lenta azione di erosione della roccia da parte delle acque di superficie, nel territorio che collega il mare Adriatico alle Murge meridionali si sono formate le lame, solchi vallisivi carsici di versante e trasversali, ai quali il GEOS APS – Gruppo Speleologico Ostunense (vedi link: geosostuni) ha dedicato studi e ricerche di interesse e rilevanza estremi.

    Qualora il progetto sionista di Omnam Investment Group e Bill Gates ad Ostuni fosse portato a termine i rischi ambientali nel Salento si trasformerebbero in certezze con la distruzione di un vero e proprio paradiso per gli amanti della natura e per una realtà, come dettagliatamente descritto nel sito web del GEOS APS, caratterizzata da macchia e vegetazione mediterranea, lentischi, querce e roveri.

    Irreparabili danni ambientali nel Salento per fauna e flora

    Senza contare la ricca fauna composta da volpi, cinghiali, ghiandaie marine e falchi pellegrini che, tanto quanto la flora, hanno trovato nelle lame di Ostuni un habitat naturale assolutamente ideale come peraltro ampiamente sottolineato dal GEOS APS.

    L’indagine speleologica e topografica indipendente del GEOS APS

    I nove ettari destinati a sbancamento ed impermeabilizzazione sono state oggetto delle campagne di rilevamento indispensabili ed autogestite da parte dei volontari e dei tecnici del GEOS APS che hanno portato alla scoperta in questa zona del Salento di una sorta di fitto reticolo di cavità ipogee carsiche interne all’area del cantiere.

    Di grande rilevanza anche l’aspetto storico peraltro ampiamente documentato delle tracce materiali riconducibili ad insediamenti di epoca neolitica, tutti elementi di preesistenze archeologiche più che sufficienti a sancire l’inedificabilità assoluta dell’area di Ostuni interessata dal progetto sionista.

    Gli incalcolabili rischi ambientali alle tracce di insediamenti neolitici

    Infatti le cavità ipogee carsiche e le tracce di insediamenti di epoca neolitica non si salverebbero in alcun modo dal piano del resort ultra lusso, per certo distrutte dalle decine di migliaia di metri cubi di cemento e dal peso di fondamenta e realizzazioni.

    Rischi e danni ambientali anche per le preziose praterie di posidonia del Salento

    GEOS APS ha avviato nel 2024 con l’Assessorato all’Ambiente del Comune di Ostuni un’importante collaborazione finalizzata al recupero degli avanzi spiaggiati di posidonia, una pianta acquatica superiore dotata non solo di radici e fusto ma anche di foglie e fiori.

    La posidonia non solo pulisce l’acqua ma genera notevoli quantità di ossigeno oltre a rappresentare un prezioso habitat per organismi e numerose specie di pesci per i quali è anche nutrimento.

    Anche in fase terminale la posidonia è estremamente utile poiché i suoi residui, sotto forma di fusti e foglie, che si accumulano lungo le rive possono essere recuperati e trasformati in risorsa per l’ecosistema e cioè fertilizzanti, ammendanti agricoli o substrato per coltivazioni senza suolo.

    Numerosi progetti di riutilizzo di residui di foglie e fusti (rizomi) di posidonia spiaggiati hanno infatti ottenuto svariati finanziamenti ed i Comuni di Cecina, Molfetta, Mola di Bari e Bari lo dimostrano ampiamente mentre a Favignana ed alla isole Egadi i rizomi di posidonia sono stati impiegati nella produzione di pannelli fonoassorbenti, substrati vegetali e strutture per l’ingegneria naturalistica.

    Il metodo ha costituito il prezioso valore dell’azione del GEOS APS nella lotta contro i rischi di danni ambientali nel Salento

    La forza degli atti amministrativi formali risiede nell’esaustiva interpretazione di rilievi topografici, coordinate GPS e perizie speleologiche da parte del Gruppo Speleologico Ostunense.
    Un vero dossier investigativo che, convertito in Osservazioni Tecniche depositate nell’ambito del PAUR (Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale), costituisce uno dei pilastri documentali su cui si fonda il ricorso al TAR di Lecce.

    In altre parole il lavoro del GEOS APS fornisce la “pistola fumante”, la prova provata che le legislazioni d’urgenza come la ZES in Italia o lo status di “Investitore Strategico” in Albania servono esattamente ad eludere l’emersione di vincoli ambientali ed archeologici oggettivi, garantendo l’approvazione di progetti basati su perizie parziali od omissive.

    L’impegno di Italia Nostra contro i possibili rischi ambientali ed a tutela del territorio di Ostuni

    La più antica e prestigiosa associazione nazionale per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale è scesa prontamente in campo contro i rischi di danni ambientali del progetto sionista alla costa vergine della “porta del Salento” e nel mese di Marzo aveva presentato unitamente a svariate realtà del territorio una Lettera aperta indirizzata al Sindaco di Ostuni, alla Giunta, ai Consiglieri comunali, ai gruppi consiliari ed all’intera cittadinanza.
    Il documento (vedi link: le associazioni lanciano un appello) finalizzato alla ripresa del controllo del territorio da parte di istituzioni e cittadini era stato sottoscritto da Geos Gruppo Speleologico Ostuni APS, Italia Nostra (Sezione Messapia), il Libero Comitato per la Salvaguardia dell’habitat costiero, Legambiente Ostuni e Lu Scupariedde, tutte associazioni estremamente sensibili alla progressiva perdita di controllo sulle decisioni urbanistiche nel Salento anche alla luce dei progetti della ZES Unica per il Mezzogiorno.

    Ma è stato affiancando Legambiente con la costituzione in giudizio al TAR che Italia Nostra ha operato una decisione cruciale che ha conferito all’intera vertenza un inestimabile peso, spostando cioè l’asse dell’accusa dal “mero” danno ecologico alla violazione dei principi fondamentali dello Stato.
    Questo poiché l’impalcatura giuridica e filosofica dell’azione di Italia Nostra si basa infatti sull’Articolo 9 della Costituzione Italiana che impone alla Repubblica la tutela del “Paesaggio”.

    Il litorale di Ostuni e la Piana degli Ulivi Secolari sono un patrimonio identitario inalienabile

    La cessione del bene comune alla finanza internazionale conduce inevitabilmente ad incalcolabili danni ambientali come dimostrato dal progetto sionista nel Salento (foto BrindisiReport)

    E’ questo in estrema sintesi il pensiero fondante di Italia Nostra per la quale i territori interessati non costituiscono una risorsa sfruttabile né tantomeno un lotto edificabile.

    L’offensiva giurisdizionale di Legambiente Puglia in difesa del Salento

    Grazie alla propria struttura di giuristi e scienziati ambientali, Legambiente Puglia ha impugnato la Determinazione del Commissario Zes depositando il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) di Lecce basando la propria opposizione non su generiche quanto sacrosante rivendicazioni ecologiste ma bensì sull’individuazione chirurgica dei vulnus normativi dell’operazione.
    In altre parole l’opposizione legale è stata focalizzata sulla palese violazione del Principio di Precauzione (sancito dal Diritto dell’Unione Europea).

    La tesi di Legambiente colpisce il cuore della forzatura ZES e cioè l’aver aggirato la procedura ordinaria di Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.).
    Nei loro dossier, supportati dai dati delle campagne annuali di Goletta Verde, i tecnici dell’associazione hanno dimostrato l’incompatibilità assoluta del mega resort ultra lusso di frazione Mogale ad Ostuni con la morfologia del sito.
    L’azione legale documenta l’immenso rischio idrogeologico derivante dall’impermeabilizzazione delle lame, i bacini carsici che fungono da reticolo di sfogo naturale per le acque meteoriche.

    Inoltre, Legambiente ha inchiodato i progettisti alle loro omissioni, denunciando nei documenti l’assenza di un bilancio idrico credibile per il funzionamento a regime della struttura e la totale mancanza di studi sugli effetti cumulativi che i cantieri avrebbero sulla flora dunale protetta (come il Pancratium maritimum o giglio di mare).

    Legambiente rappresenta di fatto il perito accusatorio contro la deregolamentazione statale.

    Un progetto edilizio da 120mila metri cubi di volume totale con enormi rischi ambientali per il Salento

    L’anomalia democratica risiede nello strumento utilizzato per aggirare i vincoli ambientali: l’Autorizzazione Unica ZES, Zona Economica Speciale, una legislazione d’urgenza concepita per rilanciare le aree depresse ed industriali del Sud Italia che in questa occasione è stata impiegata come grimaldello per scavalcare i Piani Regolatori e l’iter ordinario della Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.).
    Questa forzatura espone l’area a un grave rischio idrogeologico, poiché il sito è attraversato dalle lame ed è contiguo a preziose praterie di posidonia.

    L’Autorizzazione Unica ZES e la legge sugli “Investitori Strategici”

    Da una parte si usa la ZES, dall’altra la legge sugli “Investitori Strategici” ed in questo modo lo Stato centrale disinnesca le tutele demaniali per cedere il bene comune alla finanza internazionale.

    Ed è infatti quanto è accaduto con l’attivazione della procedura ZES, chiave di volta per la risoluzione di ogni “problema” inerente alle holding estere, conferendo de facto all’Autorizzazione Unica il valore di variante urbanistica automatica al Piano Regolatore Generale (PRG).

    Nelle fasi iniziali dell’iter istruttorio, gli uffici tecnici del Comune di Ostuni avevano espresso forti perplessità, imponendo prescrizioni rigidissime che avrebbero reso il progetto economicamente irrealizzabile per i parametri ultra lusso degli investitori ma con l’attivazione della procedura ZES il Consiglio Comunale, massimo organo di rappresentanza democratica locale, è stato esautorato dalla pianificazione del proprio litorale, cristallizzando un modello decisionale verticistico ed autoritario.

    Parere negativo da Regione Puglia e Soprintendenza

    Secondo la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio vi sono rischi di “alterazione irreversibile del carattere morfologico e funzionale del sistema rurale costiero dell’agro di Ostuni”, in altre parole oggettivi rischi ambientali del progetto sionista legati a consumo di risorse idriche e suolo, a minaccia a specie protette ed habitat naturali oltre alla modifica irreversibile del paesaggio costiero di questa parte del Salento.

    Gli enti preposti alla tutela del territorio hanno bocciato l’opera in sede di conferenza di servizi.
    La Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio (Ministero della Cultura) ha depositato formalmente parere contrario, certificando “l’alterazione irreversibile del carattere morfologico” della costa di Ostuni.
    Il Dipartimento Ambiente della Regione Puglia ha espresso parere negativo per incompatibilità con i vincoli dell’Oasi faunistica protetta adiacente.
    L’Autorizzazione Unica statale ha deliberatamente scavalcato questi veti, creando un palese deficit democratico.

    Il progetto sionista nel Salento, un manuale di “turismo estrattivo”

    Oltre ai potenziali ed irreversibili danni ambientali che abbiamo dettagliato, sotto un punto di vista macroeconomico l’impatto è sicuramente questo.
    Un modello di gated community che “preleva” il valore paesaggistico della Puglia per generare profitti destinati ad holding estere recidendo ogni effetto moltiplicatore per l’economia locale di Ostuni a cui restano solo il sovraccarico infrastrutturale e l’occupazione stagionale in netta contrapposizione con modelli industriali resilienti come il turismo lento legato ai cammini storici.

    Danni e rischi ambientali caratterizzano il progetto sionista nel Salento come nell’isola di Sasan

    Da sottolineare infine quanto tale dinamica assuma una precisa connotazione geopolitica preso atto che il capitale che finanzia Mogale (Mohari Hospitality, Omnam Group) opera con la medesima logica dei fondi d’investimento operanti sull’isola di Sazan/Saseno in Albania (come Affinity Partners di Kushner).

    Da una parte si usa la ZES, dall’altra la legge sugli “Investitori Strategici” ed in tal modo lo Stato centrale disinnesca le tutele demaniali per cedere il bene comune alla finanza internazionale.

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    Un ringraziamento particolare a BrindisiReport per le immagini belle ed attinenti al contenuto.

    Ostuni Progetto Sionista in Albania Progetto Sionista in Italia Rischi e Danni Ambientali del Progetto Sionista nel Salento Salento
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    1 commento

    1. Mundos Paralelos. Periodismo Filosófico y Cosmovisión su Settembre 21, 2026 10:29 pm

      Un articolo fondamentale per capire l’avanzata territoriale e finanziaria del progetto sionista anche in Italia. Purtroppo non si tratta dell’unico.

    Lascia un commento

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