Sempre nel nome della corsa al riarmo, Roma punta all’installazione di sistemi radar italiani antimissili nei Balcani.
Il prossimo documento bilaterale fra Italia e Kosovo, peraltro in fase di elaborazione da parte di Roma, sarà infatti probabilmente finalizzato al rafforzamento della cooperazione con Pristina in un momento in cui l’Italia torna per la quindicesima volta in ben venticinque anni al comando della missione militare internazionale NATO – KFOR che vede impiegati circa 4.600 militari provenienti da ben 31 Paesi.
Quello dell’Italia è il contingente più numeroso con circa 900 unità.
Allarmanti dichiarazioni ufficiali da parte di Roma sulla missione militare italiana nei Balcani
In base a quanto dichiarato pare infatti che l’Italia intenda estendere la propria presenza in questo Paese anche qualora la missione militare internazionale NATO – KFOR dovesse diminuire.
Nel 2023 era costata €200milioni l’acquisizione di 5 sistemi radar antimissili Kronos Grand Mobile High Power 3 D in banda C da destinare all’Aeronautica
Questo in virtù della solita tanto strombazzata sicurezza dei Balcani occidentali dove, dopo un quarto di secolo, fa estremamente comodo ai fautori di un riarmo NATO sempre più economicamente insostenibile oltre che insensato, utilizzare attriti e tensioni fra Belgrado e Pristina per giustificare e perseguire piani ad esclusivo vantaggio delle multinazionali degli armamenti anche se in realtà l’occhio degli psicoterroristi è costantemente indirizzato verso Est.
Ed è proprio facendo leva su queste argomentazioni obsolete ed indifferenti per gli italiani che Roma ha già evocato la possibilità di installare sistemi radar per proteggere questa ampia area.
Kronos della famigerata Leonardo tra gli eventuali sistemi radar italiani antimissili nei Balcani
Oltre a velivoli CAEW (Conformal Airborne Early Warning denominati E-550A in Italia e sviluppati dagli israeliani di Israel Aerospace Industries) con funzioni di sorveglianza aerea, controllo e comunicazioni, il Kronos Grand Mobile High Power, radar 3D multifunzione e multimissione caratterizzato da tecnologia AESA, potrebbe essere parte integrante dei sistemi radar italiani antimissili che i guerrafondai euroatlantisti di Roma stanno ventilando di installare nei Balcani occidentali.
A proposito dei velivoli CAEW è necessario sottolineare che l’esercito italiano continua a dipendere da tecnologie belliche prodotte da aziende israeliane malgrado la sospensione dell’accordo di collaborazione tra i due Paesi risalente al mese di Aprile 2026.
I genocidi di Gaza fra gli sviluppatori dei velivoli CAEW, veri sistemi volanti di radar antimissili forse presto impiegati nei Balcani
Israel Aerospace Industries, UVision, Elbit Systems e Rafael, quest’ultima tra le principali fornitrici dell’esercito di Tel Aviv, sono le aziende israeliane attive collaboratrici sin dal 2005 del sistema militare italiano che si appoggia a loro per quanto concerne sistemi di puntamento per caccia, missili spike long range 2, satelliti militari e droni kamikaze.
In ogni caso, al momento l’installazione di sistemi radar italiani antimissili nei Balcani non è altro che una proposta politica sostenuta da surreali convinzioni “strategiche” di possibili attacchi all’Italia da Est attraverso il ricorso a velocissimi missili balistici e droni tattici.
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