Le elezioni in Serbia con la vittoria della Lista degli Studenti sono la fine di un ordine politico risalente al 2012.
Il movimento universitario nato sull’onda delle proteste nel corso degli ultimi due anni ha ottenuto circa il 52% dei suffragi mentre il partito del Presidente Aleksandar Vučić si è attestato al 39% delle preferenze alle elezioni in Serbia tenutesi la scorsa Domenica.
Lo scioglimento del Parlamento da parte di Aleksandar Vučić lo scorso mese di Giugno è stato una riedizione di quanto accaduto nel 2023 quando, di fronte alle proteste antigovernative divampate in quei mesi e che peraltro chiedevano un nuovo confronto elettorale, il Presidente aveva sciolto il Parlamento per un ricorso anticipato alle urne.
Mentre nel 2023 la vittoria di Aleksandar Vučić era stata netta, quest’anno le cose sono però andate ben diversamente con mobilitazioni studentesche che, iniziate in Serbia nel 2024, si erano presto rivolte contro il Governo ed il sistema che centinaia di migliaia di cittadini indicavano come corrotto nonché causa prima della crescente debolezza dello Stato di diritto.
La Lista degli Studenti, il movimento di protesta che ha vinto la sfida delle elezioni in Serbia
Nato a fine 2024 come movimento di protesta senza leader, si è organizzato attraverso assemblee universitarie dove il voto diretto era il metodo degli studenti per assumere decisioni.
Caratterizzato da specifiche richieste di Stato di diritto, trasparenza e responsabilità, ha recentemente elaborato nell’interesse della Serbia un programma (vedi link: Program) incentrato su una serie di priorità che spaziano dallo sviluppo economico alla depoliticizzazione delle istituzioni pubbliche, dalle misure anticorruzione all’indipendenza della magistratura, dalla libertà di stampa alla trasparenza negli appalti pubblici.
Il movimento universitario ha presentato nella propria lista candidati sovente privi di esperienza politica e provenienti da svariati settori professionali tra cui la medicina e l’istruzione.
Questo in estrema sintesi il profilo della sfida portata al Partito Progressista e vinta alle elezioni in Serbia da parte della Lista degli Studenti.
In quattordici anni di potere Aleksandar Vučić ha spesso praticato la strategia del doppio binario
Grossolanamente definito come filo-russo, nel corso degli ultimi anni l’ex Presidente ha assunto posizioni di volta in volta assolutamente discordanti e fra le più recenti vi sono quelle relative all’oleodotto in fase di realizzazione insieme all’Ungheria, nell’esclusivo interesse dei cittadini, per disporre di maggiori forniture di gas dalla Russia (vedi link: Ungheria e Serbia avranno un nuovo oleodotto con la Russia), le strette relazioni con Pechino confermate anche da esercitazioni congiunte (vedi link: Per la prima volta esercitazioni militari congiunte Serbia-Cina) ed anche l’onorificenza dell’Ordine dell’Amicizia che Aleksandar Vučić ha ricevuto nello scorso mese di Giugno direttamente da Xi Jinping (vedi link: Confermata l’amicizia d’acciaio tra Serbia e Cina).
Tutto ciò pur a fronte delle numerose dichiarazioni positive nei confronti di un eventuale adesione di Belgrado all’UE.
Nel 2023 sottoscritto il China – Serbia Free Trade Agreement
Ad inizio anno era stato poi ventilato l’ingresso di Belgrado nell’importante blocco dei Paesi Brics (vedi link: Serbia, possibile adesione ai Paesi Brics) , caldeggiato dal presidente della Commissione parlamentare serba per la diaspora Dragan Stanojevic e da Aleksandar Vulin ex vice Primo Ministro nonchè valutato attentamente in più occasioni come ad esempio nell’incontro dello scorso mese di Dicembre fra il Ministro Nenad Popović ed Andrey Borakov, Direttore Generale dell’Eurasian Regional Centre della New Development Bank (NDB).
Le prossime scadenze dopo il terremoto rappresentato dalle elezioni in Serbia, la caduta di Aleksandar Vučić e l’affermazione della Lista degli Studenti
Caute valutazioni sulle riforme interne domineranno probabilmente i prossimi mesi che in ogni caso difficilmente vedranno una rottura definitiva con il passato anche sotto il profilo geopolitico.
Si tratterà, in altre parole, di un periodo di transizione che, anche attraverso l’acquisizione di una maggior trasparenza, consentirà ai cittadini della Serbia di nutrire una rinnovata fiducia nei confronti delle proprie istituzioni alla luce di riforme nei settori della pubblica amministrazione e della magistratura.
Nel frattempo già si ventilano alcuni nomi di potenziali premier quali Ilija Srdanovic, cardiologo, professore alla Facoltà di Medicina di Novi Sad, fautore della lotta alla corruzione e favorevole al mantenimento della cooperazione energetica con Mosca e l’ex presidente della Banca Centrale di Serbia Dejan Šoškić, figlio di Branislav Šoškić ex Presidente della Repubblica Socialista del Montenegro ed appartenente ad una famiglia con tradizione accademica.
La nomina del Primo Ministro spetta in ogni caso all’Assemblea Nazionale ma prima di un accordo politico saranno da definire mandato e composizione del nuovo Governo.
Più che mai elevato il pericolo di destabilizzanti intromissioni da parte di Bruxelles nello scenario post terremoto elezioni in Serbia
In questa delicata fase transitoria è interessante sottolineare la posizione di Ilija Srdanovic, contrario alle sanzioni contro la Russia e sostenitore della cooperazione energetica con Mosca ad esclusiva tutela degli interessi strategici della Serbia.
Posizioni assolutamente equilibrate e peraltro pienamente condivise dalla Lista degli Studenti che ha sempre sottolineato la distanza da qualunque accelerazione verso l’UE.
Anche in merito all’adesione all’UE, il cardiologo di Novi Sad non esclude questa eventualità da sottoporre in ogni caso a specifico referendum.
Un’opportunità che, in merito all’adozione dell’euro, era stata negata ai suoi cittadini dal Governo filo-europeista di Sofia e che aveva pertanto condannato la Bulgaria ad una rapido quanto prevedibile tracollo finanziario (vedi link: Bulgaria, eurosuicidio e disastro economico dopo appena sei mesi).
Resta in ogni caso aperta la questione inerente al Kosovo che, secondo l’opinione di Ilija Srdanovic che a questo proposito si richiama alla Costituzione, rimane parte integrante della Serbia.
Per certo un terreno di scontro con Bruxelles che, abituata ad operare pesanti interferenze sia politiche che economiche a casa altrui, pretende da tempo di normalizzare i rapporti tra Pristina e Belgrado sulla base esclusiva della propria volontà.
Alla luce di queste considerazioni è facile comprendere quanto le ultime elezioni in Serbia rappresentino senza dubbio una svolta epocale, un terremoto per il Partito Progressista e per Aleksandar Vučić e nel contempo foriere di scelte insidiose ma determinanti, specie in campo di riforme interne e politica estera, da affrontare nei prossimi mesi per il futuro della Serbia.
👇 👇 👇 👇 👇 👇 👇 👇 👇 👇 👇 👇 👇 👇 👇
Potrebbero anche interessarti:
Radar italiani antimissili nei Balcani?
Scoperto in Turchia un antico relitto della prima Età del Bronzo
Bolla finanziaria speculativa dei fondi d’investimento in Turchia
Confermata la volontà di cooperazione agricola Bulgaria – Vietnam
Imminente la realizzazione di uno stabilimento Ferrero in Romania
Un ringraziamento particolare a Pixabay che ha consentito l’utilizzo gratuito di immagini belle ed attinenti al contenuto.
Questo articolo non è stato redatto con l’ausilio della IA.








