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    Home » Editoriali » Attacco Usa al Venezuela
    Editoriali

    Attacco Usa al Venezuela

    Novembre 15, 2025Aggiornato:Febbraio 22, 2026Nessun commento13 minuti di lettura
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    Il crudo ultra pesante dell’Orinoco e la Dottrina Monroe 2.0 sono le vere cause del progressivo attacco Usa al Venezuela.

    Le ultime manovre della Marina e dell’Aviazione statunitensi ordinate da Donald Trump per ordire un attacco Usa contro il Venezuela non sono solo frutto di un’improvvisa volontá politica di proporre una Dottrina Monroe del Ventunesimo Secolo che veda in questa manovra aggressiva il suo punto di inizio ma rappresentano piuttosto la “ciliegina sulla torta” dei piani strategici del deep state statunitense.

    Giá da molto tempo il Pentagono pensava ad un attacco Usa contro il Venezuela con nel mirino le immense riserve di coltan, litio, smeraldi, oro e petrolio del Paese caraibico.
    Il greggio ultra pesante dell’Orinoco rappresenta infatti la prima riserva mondiale di petrolio e da solo giustificherebbe una aggressione militare di Washington contro Caracas benchè si tratti di un idrocarburo non convenzionale simile alle arene bituminose presenti in Canada che il Venezuela non riesce ad estrarre e raffinare a sufficienza per mancanza di fondi, tecnologia e know-how.
    Di fronte a questa situazione causata anche da sanzioni che devono essere considerate come un ulteriore attacco Usa al Venezuela, la Repubblica Bolivariana è stata costretta ad indebitarsi con i Paesi dell’area Brics, soprattutto con la Cina, inviando petrolio a prezzi vincolati.
    Questa dipendenza economica orientale è una delle conseguenze dell’isolamento causato dalla costante minaccia di un’operazione militare di Washington.

    Caracas sta rimborsando i prestiti miliardari ottenuti da Pechino impegnando la sua futura produzione di petrolio ed il meccanismo prevede l’invio di quantità crescenti di greggio a prezzi predeterminati, con Caracas che paga anche le spese di trasporto.
    Questo sistema ha prodotto un riallineamento degli scambi, le importazioni cinesi di petrolio venezuelano sono decuplicate dal 2008 superando oggi i 600.000 barili al giorno.
    Parallelamente gli acquisti dagli Usa sono crollati sotto gli 800.000 barili giornalieri toccando in tal modo i livelli più bassi degli ultimi tre decenni.
    Con ogni probabilità è proprio questa condizione di commercio con la Cina una delle principali cause scatenanti dell’imminente minaccia di aggressione militare al Venezuela.

    Guerra commerciale e narcotraffico

    La politica di Trump della guerra commerciale alla Cina (ed ai Brics) si manifesterebbe in questo spiegamento sproporzionato di forze militari necessario per un’operazione miliare contro Caracas (all’incirca il 10% di tutta la forza navale statunitense) e per le esecuzioni extragiudiziali degli equipaggi delle “barche narcos” che, secondo Trump, con i loro carichi minaccerebbero la sicurezza nazionale e giustificherebbero un attacco Usa al Venezuela.

    La preparazione dell’attacco

    Il piano di aggressione militare di Washington contro Caracas sta provocando non pochi problemi a Trump all’interno del suo elettorato e del movimento Maga.
    Uno dei suoi grandi sostenitori l’influencer Tucker Carlson insieme al suo ex consigliere militare Douglas Macgregor hanno bocciato il piano di Trump di attacco (vedi link: Trump podría caer si insiste en pelear con Venezuela).
    Fino ad ora il costante attacco extragiudiziale Usa al Venezuela ha provocato 76 morti, le prove che dovrebbero incriminare i narcotrafficanti sono sprofondate nei fondali oceanici e sicuramente queste imbarcazioni non avrebbero potuto arrivare neanche in Florida perché non avrebbero sopportato nemmeno il peso del carburante necessario per un viaggio simile.
    L’assurdità logica di queste accuse rivela il vero scopo e cioè preparare il terreno per un’operazione militare contro Caracas.

    Questa situazione di costante minaccia ha portato Volker Türk, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, a condannare e ad aprire un’indagine sul carattere extragiudiziale, illegale e criminale dell’aggressione militare a Venezuela e Colombia.
    Le azioni belliche e di polizia internazionale, che consistono in un vero e proprio attacco Usa al Venezuela e ai suoi cittadini, contravvengono i limiti dell’uso della forza letale stabiliti dal diritto internazionale e violano i diritti umani perché esulano dalla sfera dei trattati internazionali contro il narcotraffico sottoscritti anche dagli Usa (vedi link: Los ataques de Estados Unidos a embarcaciones en el Caribe y el Pacífico son injustificables).

    La sostanza è che, in assenza di un conflitto armato formale che dichiari l’aggressione Usa al Venezuela nel rispetto del diritto di guerra, queste uccisioni costituiscono una chiara violazione del diritto internazionale dei diritti umani, costituiscono inoltre un attacco illegale degli Usa al Venezuela e sono qualificabili come esecuzioni extragiudiziali illegali.
    La comunità internazionale sta solo ora lentamente prendendo coscienza della gravità di una potenziale aggressione nordamericana.
    Nella differenziazione politica di amico-nemico il narcotrafficante equivale al terrorista islamico come nell’epoca post 11 Settembre 2001 e, secondo Trump, le sue attivitá illecite legittimerebbero una aggressione militare di Washington contro Caracas.
    L’unica differenza che esiste tra la lotta al terrorismo di Bush e quella al narcotraffico di Trump sta nella mancanza di evento macabramente spettacolare che legittimi l’aggressione militare al Venezuela sotto forma di esecuzioni extragiudiziali.
    Sia il Presidente Trump che il Segretario di Stato di origine latina Marco Rubio, finanziato dalla “filantropa” israeliana Miriam Adelson, accusano fortemente i Paesi caraibici di essere complici del narcotraffico, organizzando cosí un’aggressione militare di Washington contro Caracas.
    Ciò nonostante le dichiarazioni di Maduro smentiscono questa tesi e sostengono invece che durante l’ultimo anno della sua presidenza siano state sequestrate piú di 63 tonnellate di droga provenienti dalla vicina Colombia (vedi link: Venezuela logra incautación récord de drogas durante 2025, según Maduro)
    L’evidenza dell’engagement del governo di Maduro contro il mercato internazionale della droga distrugge cosí la narrativa in favore di una aggressione militare di Washington contro Caracas.
    D’altro canto la Dea afferma che il vero canale di smercio della cocaina per gli Usa è l’Oceano Pacifico (non i Caraibi, né l’Atlantico) in cui negli ultimi decenni è emerso un nuovo attore, l’Ecuador.
    Questo Paese si è infatti trasformato nel principale centro di smistamento della polvere bianca verso i mercati europei del nord America.
    La famiglia del presidente Daniel Noboa, che é una delle imprese piú importanti di esportazione delle banane e controlla ben 149 aziende in Ecuador, ha organizzato la spedizione di cocaina all’estero all’interno delle casse di banane,
    Questa attivitá è stata portata a termine grazie ad un’alleanza con la mafia albanese (vedi il link: ¿Noboa, Presidente Narco? El Escándalo que Sacude a Ecuador) e rappresenta una nuova logistica della droga di produzione peruviana e colombiana.
    L’Ecuador è stato così trasformato da Paese pacifico ad un landa della violenza dei narcos (vedi link YouTube: Grosfoguel comenta la entrevista presidencial que está dando que hablar).
    La dollarizzazione dell’economia nazionale iniziata nel 2000 ha inoltre favorito il mercato della droga all’estero che si vende in dollari (vedi link YouTube: COMO LA DOLARIZACIÓN Y EL FMI ARRUINARON A ECUADOR) e la disponibilità ad accogliere le basi Usa lo mettono in salvo dal nuovo orizzonte “penale internazionale” di Trump e dimostra come l’attacco Usa al Venezuela sia una possibile copertura per il reale flusso della droga verso il nordamerica.
    La selettività geografica delle accuse conferma che l’obiettivo di Trump non è la droga ma piuttosto una aggressione militare di Washington contro Caracas che estenderebbe l’egemonia geopolitica Usa ai Caraibi.

    Esecuzioni Extragiudiziali e Violazioni del Diritto Internazionale

    Nonostante i proclami dell’Onu sia l’Organizzazione degli Stati Americani che La Corte Interamericana dei Diritti Umani sono rimaste sostanzialmente in silenzio mentre qualche settimana fa l’Istituto Nobel ha conferito il Premio Nobel della Pace a Maria Corina Machado, leader della destra Venezuelana, che nel suo discorso di conferimento del premio aveva invocato un attacco Usa al Venezuela suscitando su di sé un vespaio di polemiche, su tutte una dura lettera aperta da parte dell’argentino Adolfo Perez Esquivel (vincitore dello stesso premio nel 1980 per la sua lotta contro la dittatura civico-militare di Videla) che si rivolge a lei domandando: “Perché hai chiamato gli Usa per un’invasione – un attacco – al Venezuela? Perché quando sei venuta a sapere che ti avrebbero insignito con il Premio Nobel della Pace l’hai dedicato a Trump? … Mi preoccupa che non abbia dedicato il premio al tuo popolo ma bensì al suo aggressore”.
    Questa presa di posizione pubblica a favore di un’aggressione militare di Washington contro Caracas ha sollevato gravi interrogativi sulla neutralità del premio.

    Il Brasile rappresenta un altro caso contraddittorio dal punto di vista geopolitico visto che mesi fa ha impedito l’ingresso del Venezuela ai Brics ed ora il suo presidente Lula Da Silva si unisce a Papa Leone XIV per invocare il dialogo ed il cessate il fuoco (vedi link: Pide Maduro diálogo a EU con mediación del Papa y Lula).
    Questo appello alla pace rappresenta un chiaro tentativo diplomatico di scongiurare un attacco Usa al Venezuela.
    C’è da dire che in questo contesto il caso del massacro della favela di Rio De Janeiro, 65 morti in uno scontro a fuoco tra polizia e narcos, il cui sindaco è peró del partito di Bolsonaro è una rappresentazione in miniatura delle operazioni antidroga di Trump in mare.
    Il presidente colombiano Petro, un altro bersaglio di questa operazione, da parte sua ha schierato 100.000 soldati alla frontiera come prevenzione alla probabile aggressione militare di Washington contro Caracas.
    La Colombia, che è coinvolta nelle esecuzioni extragiudiziali degli Usa, ha inoltrato nel 2024 la richiesta per entrare a far parte dei Brics e nel settembre scorso si è vista revocare la certificazione da parte degli Usa per la lotta al narcotraffico.
    Pochi giorni fa proprio in territorio colombiano, nei Caraibi, nella cittá di Santa Marta, si è svolto il vertice tra l’Unione Europea e la Celac – Comunitá degli Stati Americani molto importante per il futuro accordo commerciale Ue-Mercosur, alla quale non ha partecipato Ursula Von der Leyen e neanche il cancelliere tedesco Friedrich Merz.
    Al loro posto è arrivata l’incendiaria Kaja Kallas che ha dichiarato che i principi del rispetto dello stato di diritto e della democrazia devono essere comuni tra l’Ue e gli Stati latinoamericani (alla faccia dell’appoggio Ue al mai rieletto Zelensky).
    Ricordiamo che l’Ue ha inflitto diversi pacchetti di sanzioni al Venezuela, non riconoscendone i risultati elettorali e bloccandone gli attivi.
    Queste sanzioni sono parte integrante della strategia di pressione che precede un attacco Usa al Venezuela.

    La risposta militare del Venezuela

    Dal punto di vista militare, i tentativi di un aggressione militare di Washington contro Caracas per provocare un cambio di regime dall’interno sono tutti falliti.
    In differenti occasioni è stato sferrato un attacco Usa al Venezuela, come nel caso della fallita operazione Gedeón, del 2020, a carico di Jean Godreau, ex marine oggi in arresto (vedi il link: https://actualidad.rt.com/actualidad/517890-arrestar-eeuu-organizador-operacion-gedeon ) o degli 8 pacchetti di sanzioni emesse tra il 2006 ed il 2022 che hanno provocato, secondo il dossier del Cern solo nel 2017, piú di 40.000 morti ed è stata una delle cause dell’emergenza umanitaria e delle emigrazioni massive, generando cosí un vero e proprio attacco Usa al Venezuela (vedi il link: US sanctions on Venezuela responsible for ‘tens of thousands’ of deaths, claims new report).
    Il nuovo spiegamento di forze in mare, coronato dall’arrivo nei Caraibi della portaerei Ford con 75 aerei da guerra e 4.660 uomini dell’equipaggio a bordo, è una dichiarazione di guerra implicita che conferma la volontà di una aggressione militare di Washington contro Caracas.
    La mobilitazione di tali mezzi non lascia dubbi sulle intenzioni: si tratta dei preparativi per un attacco Usa al Venezuela
    L’appoggio offerto all’esercito a stelle e strisce dal Porto Rico e da Trinidad e Tobago dimostra che la logistica per l’aeronautica statunitense non è un problema.
    Questa rete di supporto regionale è un tassello cruciale per un’eventuale aggressione militare al Venezuela.

    Il Venezuela da parte sua possiede l’esercito piú numeroso e meglio equipaggiato di tutto il Sudamerica.
    La dottrina del “pueblo en armas” lo predispone ad una resistenza popolare di circa 4.5 milioni di miliziani in un territorio frondoso, difficile da controllare che dovrebbe far riflettere sull’efficacia di un attacco Usa al Venezuela.
    Negli ultimi giorni la Duma russa ha sancito un rifornimento di armi di alta precisione ed impatto al Venezuela: droni GER-2, missili KH31A utili contro la marina militare ed il missile balistico Oreshkin giá impiegato in Ucraina, dopo tutto Washington si trova a soli 3.000 km in linea d’area da Caracas (vedi il link: ¡Misiles rusos listos para DEFENDER Venezuela!).
    Questi armamenti rappresentano un deterrente significativo contro un attacco sempre più prossimo degli Usa al Venezuela.
    Mentre la Duma Rusa invita a condannare l’imminente aggressione militare al Venezuela (vedi il link: www.telesurtv), ricordando il Trattato di Associazione Strategica bilaterale che la unisce con la Repubblica Bolivariana, Maduro si rivolge a Trump invitandolo alla pace per scongiurare una pericolosa aggressione militare di Washington contro Caracas.
    Nonostante tutto lo stesso presidente venezuelano non indugia a dichiarare la Ley de Comandos de Organizaciones de Defensa Integral de la Nación che segna una nuova tappa della difesa bolivariana e rafforza l’unione di polizia, esercito e popolo (vedi link: Comandos de Defensa)
    L’esercito di Caracas possiede inoltre in dotazione droni iraniani e tecnologia satellitare cinese ed in caso di un attacco Usa al Venezuela, quest’ultimo avrà modo di difendersi.
    La triade di supporto militare da Russia, Iran e Cina cambia completamente le prospettive di un’aggressione militare al Venezuela.
    Sono in molti a parlare di un possibile nuovo Vietnam (vedi link YouTube: Cambio de régimen por decapitación: EE. UU. vuelve a por Venezuela) e a ricordare la crisi dei missili a Cuba nel ‘62 (scatenata dagli Jupiter in Italia e Turchia) e lo sbarco alla Baia dei Porci a Cuba.
    Questi precedenti storici servono da monito sulle imprevedibili conseguenze di un attacco Usa al Venezuela.

    Giulio Soldani in collaborazione con la Redazione

    Giulio Soldani

    • Direttore dell’Accademia Virtuale Nueva Italia;
    • docente di italiano presso la Scuola Secondaria Ausonia di Quilmes (Provincia di Buenos Aires);
    • Conduttore del programma Mundos Paralelos – Periodismo Filosofico y Cosmovision – Fm La Boca – Città Autonoma di Buenos Aires;
    • residente in Argentina dal 2009

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