Dal governo nuove accuse contro i difensori dell’isola di Sazan che hanno determinato immense proteste anche fuori d’Albania.
Questa volta i nuovi strali governativi sono stati lanciati contro la Russia che, dopo l’Iran ed i Paesi confinanti, è stata accusata di sostenere le proteste dei difensori dell’isola di Sazan e dell’area di Zvernec, manifestazioni che avrebbero lo scopo di destabilizzare l’Albania e sabotarne lo sviluppo turistico.
Dal governo una vera escalation nella narrativa politica contro i difensori dell’isola di Sazan
Da oltre un mese molte centinaia di migliaia di persone stanno infatti manifestando ogni giorno anche fuori dall’Albania contro i progetti speculativi/edilizi (vedi link: Parte in Albania dall’isola di Sazan il progetto Usa-sionista?) ai danni della spiaggia/pineta di Pishe Poro e della laguna di Zvërnec che si estendono a sud della città di Valona.
Operativamente e mediaticamente questi territori sono stati raggruppati in un’unica area insieme all’isola di Sazan/Saseno che si trova invece a nord-ovest della città.
Non più solo tutela ambientale in Albania ma anche trasparenza e rispetto della sovranità popolare
Sono ormai queste le richieste delle centinaia di migliaia di persone che continuano a mobilitarsi quotidianamente e che nei primi giorni del mese, nel corso dell’ennesima manifestazione fuori dal Parlamento a Tirana, hanno tentato di bloccare l’accesso ai deputati per avere un confronto diretto.
Per tutta risposta, i difensori dell’isola di Sazan e della sovranità popolare si sono trovati un imponente schieramento di polizia che per disperderli ha fatto ricorso ad idranti, spray urticanti, lacrimogeni nonché all’arresto di decine di persone a seguito degli scontri verificatisi.
Il presunto complotto contro l’Albania ventilato dal governo
Negli ultimi giorni la demonizzazione delle centinaia di migliaia di manifestanti ha assunto toni surreali con esponenti del governo che hanno additato, in ordine di apparizione, non solo l’Iran ed i Paesi confinanti ma addirittura la Russia come protagonisti attivi di una campagna tesa nientemeno che a destabilizzare l’Albania ed il suo sviluppo turistico.
La risposta di Mosca non si è fatta attendere e l’Ambasciata, dopo aver stigmatizzato come infondate le dichiarazioni del Ministro del Turismo, della Cultura e dello Sport e quelle del presidente del gruppo parlamentare del Partito Socialista riguardo al “coinvolgimento del Cremlino”, ha ribadito il proprio principio di non ingerenza negli affari interni di altri Paesi.
Di estrema rilevanza il passaggio il cui l’Ambasciata prende atto “che non è la prima volta che i politici albanesi cercano di imporre all’opinione pubblica locale l’idea di un’influenza russa, definendola ‘influenza maligna’.
Chiediamo un approccio più responsabile a tali dichiarazioni e la moderazione nel cercare nemici dove non esistono”.
Al summit di Tivat Edi Rama ha dichiarato che dietro le proteste per l’isola di Sazan “ci sono gli iraniani”
Una “strategia” quella di Tirana che ricorda molto quella di Bruxelles e di numerosi Paesi Ue, pessimi maestri della demonizzazione e possibili suggeritori di tali farneticazioni di facile effetto anche nel contesto delle manifestazioni spontanee dei difensori dell’isola di Sazan e della sovranità popolare in Albania.
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