Dopo un web senza cronisti, soldi e finanziamenti facili in Albania torniamo al Sistema Cesare Labianca con Antonio Loconte.
Ma prima ancora di entrare nel merito vale la pena raccontare che Cesare Labianca, nel video di Quinto Potere (vedi link: Soldi facili in Albania, il sistema “abusivo” di Labianca: intervista allo special one di Bitonto) non sapeva chi avrebbe trovato in quella stanza d’albergo barese.
Si aspettava un imprenditore agricolo, pronto – immaginiamo – a firmare, versare, fidarsi.
Si è invece trovato davanti Antonio Loconte, cronista ed un’ora e mezza di domande da cui, come racconta la stessa redazione di Quinto Potere, non è più uscito.

Se il Sistema Cesare Labianca fosse una serie tv, con quel retrogusto alla Sorrentino – la commedia umana di chi vende un ruolo invece di un servizio – questo sarebbe l’episodio in cui il protagonista, abituato a recitare la parte del finanziere illuminato, si scopre semplicemente un uomo con troppe scatole di scarpe e troppo poche risposte.
Ed avrebbe un titolo: “Presento e vado via”: l’autoritratto di un mestiere che non esiste, presentato bene.
C’è un momento, nell’intervista dove Cesare Labianca, Fondatore di Caesars Group e Presidente della Fondazione Caesars, smette di fare l’imprenditore e comincia, involontariamente, a fare il personaggio.
Non si difende: si racconta.
E lo fa con la stessa disinvoltura con cui il Marchese del Grillo diceva “io so’ io, e voi non siete un c….o”:
“Io litigo spesso con le persone e sono una persona molto invidiata, quello che faccio e come lo faccio io, gli altri non ci riescono”.
Ecco, in una frase, il manifesto del Sistema Cesare Labianca.
Non un errore di percorso, non un equivoco da chiarire: un dono, una superiorità professionale che il mondo – gelosamente – non riesce a perdonargli.
Peccato che ad insistere per quasi un’ora su documenti, numeri e SWIFT sia stato un cronista, non un rivale in affari.
Bitonto o Tirana? La geografia (fluttuante) di un guru
Se c’è un terreno su cui il Sistema Cesare Labianca vacilla platealmente, è quello anagrafico.
Lo Special One rivendica con orgoglio la residenza a Tirana
“Io vivo in Albania, ho la residenza in Albania” -“sto più di 180 giorni all’anno”.
Più avanti nell’intervista, messo alle strette una seconda volta sul luogo reale in cui vive, il domicilio cambia ancora e questa volta senza giri di parole:
“Io sono residente in Albania… ma vivo a Bitonto!
È strano? Perché è strano?”.
Bitonto, Molfetta, Tirana: tre residenze per un solo contribuente e nessuna delle tre che regga da sola più di qualche domanda.
È lo stesso corto circuito che la nostra redazione aveva già isolato lavorando sui documenti del Gruppo Caesars e della Fondazione direttamente da Tirana: un’infrastruttura – sede, insegna, prefisso +355 – che vive sotto la giurisdizione albanese ma i cui vertici sembrano tenerci un piede solo quando conviene, del resto i suoi affetti familiari sono in Italia e precisamente a Bitonto, lo dice lui stesso.
Nel Sistema Cesare Labianca le promesse di finanziamenti facili in Albania, di strumenti bancari sofisticati e di connessioni dirette con banche estere si moltiplicano
Due sponde, due fiscalità, due narrazioni.
Un pendolarismo aereo che sa di eleganza ma somiglia ad una fuga ed intanto il baricentro – gli affetti, i tavoli, le facce conosciute – sta ancora lì, in Puglia, dov’è sempre stato.
Le valigie cambiano cielo; l’uomo no.
Alla domanda più semplice – cosa fa esattamente, di preciso, Cesare Labianca – la risposta ha la disarmante linearità di chi ha ripetuto la battuta molte volte: “Il cliente che viene a Tirana, io gli riesco ad aprire una società in Albania.”
Costo per il cliente: €5.000.
Costo reale dell’operazione, ammesso da lui stesso quando Loconte lo incalza: “un euro”.
Su cosa lo autorizzi a fare da tramite creditizio, Cesare Labianca sceglie una distinzione sottile quanto scivolosa: non fa consulenza, fa “assistenza”; non fa intermediazione, fa il presentatore.
Un ruolo tutto suo, quasi un genere letterario “Presento e vado via” detto con la leggerezza di un vezzo professionale, più che come il modo più comodo per restare fuori da ogni responsabilità.
Il presentatore da cinquemila euro, appunto.
Un mestiere che – verificato dalla nostra redazione presso l’Autorità di Vigilanza Finanziaria albanese (AMF) e presso la Banca d’Italia – semplicemente non risulta autorizzato a nessuno che si chiami così.
Ma il pittoresco arriva subito dopo, quando gli si chiede se abbia un’autorizzazione, una licenza.
La risposta è un gesto di mano: “In Albania non esistono queste cose.”
E poco oltre, rilanciando sull’intermediazione creditizia, la stessa formula torna fuori quasi identica: “non esiste questo, non serve, non esiste.”
Due volte la stessa risposta, due volte la stessa geografia dell’assenza.
Dove non c’è regola, non c’è colpa.

Se c’è un’immagine che riassume la distanza – abissale – tra la messinscena e la sostanza del Sistema Cesare Labianca è quella degli assegni verdi che circolano sui suoi profili social.
Cartoncini intestati Caesar’s Foundation, importi vertiginosi: €80 milioni per KABA e persino €500 milioni per ISH Flavours GB sono solo alcuni esempi, frammenti di una lista molto più ampia dove pagando un pedaggio – tra i cinquantamila ed i duecentomila euro – credendo di comprare il futuro della sua azienda, compra solo la fotografia.
Li consegna in pose da cerimonia, col logo del partner ben visibile, firma d’ordinanza, data in chiaro.
Sembrano diplomi.
Sono lì per costruire in un fotogramma la fiducia che i documenti reali, come si è visto, non riescono a sostenere.
L’immagine simbolo di questa storia, eccola: l’ufficio alle Twin Towers di Tirana, dove – per ammissione dello stesso Cesare Labianca nel video di Quinto Potere – risulterebbero domiciliate quattrocento aziende (€5.000 moltiplicati 400 fa €2 milioni solo in presentazioni).
Un numero che, nel giro di pochi minuti di conversazione, diventa “diverse”, poi “una cinquantina”.
E la documentazione di questo impero?
Cinque, sei scatole di scarpe.
Le conta lui stesso, senza imbarazzo.
Come dargli torto, lui stesso dice aver clienti “Ci siamo uniti ed
abbiamo cercato e realizzato questo nostro progetto, questa nostra idea e anche questo nostro sogno perché è quello di fare finanza ad un certo livello.
Abbiamo anche clienti israeliani, canadesi, emiratini, lituani, giorgiani, inglesi.
In questo momento siamo abbastanza ricercati.”
È qui il senso intero della faccenda: la sede di un colosso della consulenza internazionale sta in una scarpiera.
Nessun bilancio racconta altrettanto.
Tra l’assegno da mezzo miliardo di euro e le scatole di scarpe c’è la misura reale di cosa venda, oggi, il Gruppo Caesar.
Una misura che ritroviamo identica nel contratto base che i clienti firmano: €5.000 per la costituzione societaria, foro competente esclusivamente in Albania ed una penale di €10.000 a carico di chi osi rinunciare a un finanziamento mai arrivato.
“Sono una persona molto invidiata”: il mito di sé come linea difensiva.
Non è un’uscita isolata, è la stessa cifra che la nostra redazione aveva già raccolto quando Cesare Labianca liquida le critiche con l’argomento definitivo del self-made man (uomo fatto da sé) incompreso: “Io litigo spesso con le persone e sono una persona molto invidiata.
Quello che faccio e come lo faccio io, gli altri non ci riescono.”
E sulle pubblicità con gli assegnoni da milioni?
La giustificazione arriva con lo stesso tono, quasi stupita dalla domanda: “La Coca-Cola fa la pubblicità, perché non posso farla io?”
Il problema, verrebbe da rispondere, non è la pubblicità ma bensì cosa si promette.
In più puntate, l’inchiesta di Quinto Potere sui fantasiosi finanziamenti facili in Albania esplora scenari inquietanti rivelando i rischi delle promesse di credito sicuro
E poi c’è il silenzio, o meglio, il diniego.
Il passaggio più teso dell’intervista di Quinto Potere riguarda una perizia informatica forense: email apparentemente inviate dalla banca inglese Barclays, firmate da un fantomatico Richard Low, generate – secondo la contestazione – con un servizio che crea indirizzi falsi e che l’istituto avrebbe formalmente smentito di aver mai spedito.
Alla domanda diretta su chi abbia scritto quelle mail gergali da film poliziesco – MT103, MT799, MT999 – Cesare Labianca risponde con un classico del genere: “Non so di che cosa sta parlando lei.”
È la stessa terminologia che la nostra redazione ha trovato scritta nero su bianco nel manuale interno del Gruppo Caesars per le sue “transazioni di titoli leasing”, vi ricordate gli assegnoni da milioni?
Descrive uno schema noto agli inquirenti internazionali come prime bank instrument fraud: una “Clearing House” che promette di collocare strumenti finanziari solo tramite Deutsche Bank Francoforte o Barclays Londra, sotto-conti in Euroclear ed obbligazioni “monetizzate”.
Il tutto scandito da una fitta terminologia SWIFT – MT799, MT760, MT199 – che funziona più da effetto scenico che da prassi reale.
Nessuna banca di quel livello propone simili operazioni ad un piccolo imprenditore tramite un intermediario non censito né certifica la disponibilità di fondi con un messaggio SWIFT su richiesta di un privato in tre giorni.
Eppure è esattamente quello che il documento chiede al cliente di aspettarsi e di pagare in anticipo
Nell’allegato al manuale che invia ai clienti c’è un contratto chiamato” escrow”.
Un ingegnoso, creativo meccanismo che mostra il suo lato più insidioso.
Il cliente versa un deposito – tra €50mila e €200mila nei casi arrivati in redazione – per acquistare il sogno: a fronte di quella fee, il Gruppo Caesars, quindi la Fondazione Caesars, promette di far ottenere una SBLC (Standby Letter of Credit), garanzia bancaria che, nella realtà dei fatti, non esiste.
Tra i tanti punti che saltano all’occhio è certamente la – Clausola 4: se la banca del cliente non invia un messaggio SWIFT MT799 “regolare” entro tre giorni bancari, l’agente escrow (di solito un avvocato) libera l’intera somma a favore della Fondazione Caesar’s e la trasferisce automaticamente alla controparte.
Non un rischio accessorio del contratto, è il suo esito più probabile.
Ed è qui il dettaglio che fa rabbrividire davvero: a finire nella rete non sono ingenui o disperati.
Sono professionisti, gente che sa leggere una clausola, che maneggia contratti ogni giorno, che di mestiere fa l’avvocato e che firma lo stesso.
Il Sistema Cesare Labianca: tra promesse di finanziamenti facili in Albania e zone d’ombra
L’intervista si chiude con una promessa: entro una settimana il nome di un cliente reale, soddisfatto, disposto a raccontare la propria storia di successo.
Sono passati nove mesi, racconta Loconte e quel nome non è mai arrivato.
Al suo posto, la redazione di Quinto Potere ha raccolto le testimonianze dei presunti truffati, un ricorso d’urgenza contro la testata – respinto dal Tribunale di Bari – ed una querela.
Il “Marchese del Grillo” del credito continentale, per usare l’espressione che meglio racconta il personaggio, resta l’unico a non aver prodotto un documento.
È così che finiscono queste storie: con un uomo solo in una stanza che aspetta un cliente forse mai esistito mentre fuori il tempo scorre e le scatole di scarpe restano chiuse.
Come già avvenuto nelle puntate precedenti, il Sistema Cesare Labianca resta sotto la lente.
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2 commenti
Complimenti per Articolo
Purtroppo spesso queste persone rimangono impunito…
Articolo chiaro e simpatico
Purtroppo spesso queste persone rimangono impunito…