L’accordo Washington-Buenos Aires apre alle imitazioni Usa e crea un danno a Dop/Igp del Made in Italy agroalimentare.
La truffa delle imitazioni Usa del Made in Italy agroalimentare avranno infatti un accesso privilegiato al mercato dell’Argentina grazie all’accordo Washington-Buenos Aires siglato recentemente.
Il mercato sudamericano sarà quindi invaso dalle imitazioni Usa, dall’Asiago al Pecorino, dal Parmesan al Grana, dal Gorgonzola alla Mortadella, dal Prosciutto di Parma al Prosciutto San Daniele ed in tal modo l’accordo Usa-Argentina creerà un grave danno a Dop/Igp del Made in Italy agroalimentare.
L’accordo Usa-Argentina bilaterale Arti riconosce l’italian sounding
Se da una parte l’Arti (Agreement on Reciprocal Trade and Investment), l’accordo Washington-Buenos Aires sottoscritto il 5 Febbraio scorso, elimina i dazi nordamericani su circa 1.676 prodotti del Paese latino-americano e quest’ultimo ne cancella oltre 200 su prodotti statunitensi dall’altra determina il riconoscimento di tutto quanto solitamente definito come italian sounding e cioè prodotti che, per nulla originali, in realtà altro non sono che una truffa conclamata in quanto imitazioni Usa del Made in Italy agroalimentare.
L’accordo Usa-Argentina, dopo il Mercosur un nuovo danno a Dop/Igp
L’Argentina vanta una lunga tradizione nella produzione lattiero-casearia.
Un settore costruito in gran parte grazie al lavoro di generazioni di immigrati italiani che, a partire dalla fine dell’Ottocento, hanno saputo adattare al contesto locale – sia pampiano che montano – il patrimonio del Made in Italy agroalimentare.
I tambos, termine derivato dal quechua tanpu (che in epoca incaica indicava strutture di sosta lungo i percorsi imperiali), sono piccoli e medi stabilimenti lattiero-caseari che rappresentano ancora oggi il cuore di questo sistema produttivo.
Emblematici sono i casi storici del trasferimento del know-how della tradizione gastronomica italiana in Argentina nel caso di aziende come Cagnoli che, fondata nel 1907 da emigrati lombardi, é divenuta un punto di riferimento per la produzione di salumi.
Anche La Serenísima, storica azienda casearia creata nel 1929 dal campano Antonino Mastellone é diventata, nel tempo, sinonimo di industria nazionale argentina.
Il nome di quest’azienda si ispirava ad uno squadrone aereo italiano che, durante la Prima guerra mondiale, aveva sorvolato Vienna lanciandovi volantini di pace anziché bombe, un episodio simbolico che riflette un’idea di impresa legata anche a valori culturali.
Queste realtà raccontano un modello produttivo lontano dalle logiche dell’italian sounding a stelle e strisce, non come imitazioni Usa ma piuttosto come vere e proprie evoluzioni autentiche di una tradizione del Made in Italy agroalimentare trasferita e radicata in un nuovo territorio.
Oggi, tuttavia, il settore attraversa una fase critica.
La crisi dell’industria lattiero-casearia argentina è una realtà consolidata aggravata dall’apertura ai mercati internazionali soprattutto dall’accordo Usa-Argentina e dalla crescente pressione delle grandi multinazionali.
In questo contesto il bilaterale Arti (Agreement on Reciprocal Trade and Investment) rischia di favorire l’ingresso di prodotti standardizzati e le imitazioni Usa metterebbero in difficoltà i piccoli e medi tambos.
Le conseguenze dell’accordo Washington-Buenos Aires sono già visibili: da un lato la progressiva concentrazione del mercato e dall’altro il ridimensionamento di storiche aziende nazionali, come dimostra la recentessima svendita della citata La Serenísima alla multinazionale Danone.
Parallelamente, anche la qualità e l’identità di prodotti simbolo del Made in Italy agroalimentare in Argentina – come il Reggianito, il Sardo o la Provoleta – risultano sempre più esposte al rischio di standardizzazione.
In gioco non c’è solo un settore economico ma un patrimonio culturale costruito nel tempo: l’incontro tra tradizione gastronomica italiana e territorio argentino, oggi messo alla prova dall’apertura al mercato nazionale alle troppe imitazioni Usa.
L’accordo Usa-Argentina contro il Made in Italy agroalimentare è un nuovo, ennesimo colpo basso da parte dell’”alleato” nordamericano
Dopo il gas a prezzo quadruplicato che l’”alleato” Usa ci obbliga ad acquistare a causa delle sanzioni inflitte alla Russia, dopo le armi che siamo costretti a comprare sempre dallo stesso “alleato” nonostante il consenso “da remoto” circa il loro funzionamento (in pratica l’Italia paga ma spara solo se ed a chi garba agli Usa), la sottoscrizione dell’accordo Washington-Buenos Aires costituisce con l’ufficializzazione della truffa delle imitazioni Usa l’ennesimo colpo basso con conseguenze economiche molto gravi essendo oggettivamente un sensibile danno a Dop/Igp del Made in Italy eno-agroalimentare, quest’ultimo un settore che con la relativa filiera vale quanto venti finanziarie.
Made in Italy eno-agroalimentare significa 328 specialità Dop/Igp/Stg riconosciute, 529 vini Dop/Igp e 5.547 prodotti alimentari tradizionali
Nei mesi scorsi la Cucina Italiana ha conseguito, primo caso al mondo, il riconoscimento come Patrimonio Culturale Immateriale Unesco, un fattore che potrebbe determinare ricadute economiche positive inimmaginabili sia per quanto concerne le esportazioni del Made in Italy eno-agroalimentare che per il turismo.
L’accordo Washington-Buenos Aires apre alla truffa delle imitazioni Usa

Elemento centrale, oltre alla riduzione delle barriere doganali, è senza dubbio il riconoscimento da parte del Paese latino-americano di un ampio elenco di termini agroalimentari come nomi comuni o generici consentendo in maniera esplicita l’accesso alle imitazioni Usa che da sempre ricorrono al “gioco delle tre carte” dell’italian sounding.
Gli escamotage per incrementare il danno a Doc/Igp
Con l’accordo Usa-Argentina, Buenos Aires non limiterà infatti l’accesso di prodotti nordamericani indicati con nomi comuni a differenza dell’ordinamento giuridico europeo che li tutela, in tal modo riconoscendo loro specifici diritti di proprietà intellettuale indissolubilmente legati al territorio.
I formaggi, prodotti di punta del Made in Italy agroalimentare, sono in testa alla classifica della truffa delle imitazioni Usa

Da sottolineare anche la mancanza di requisiti oltre agli standard di conformità che caratterizzano i prodotti nordamericani, standard totalmente differenti da quelli europei sia sotto il profilo delle normative che della qualità.
Un mero riconoscimento tecnico deliberatamente privo, per ovvi motivi, di qualsiasi tutela dell’origine.
In altre parole, un’ulteriore via libera ai prodotti italian sounding e cioè alle imitazioni Usa del Made in Italy agroalimentare.
Il valore del danno a Dop/Igp ed all’economia italiana da parte degli “alleati” di Washington
La truffa delle imitazioni Usa alimenta questo comparto nordamericano per un valore annuo di circa €40 miliardi, una cifra da capogiro di fatto sottratta dagli “alleati” di Washington ai maestri indiscussi del vero Made in Italy agroalimentare.
In conclusione è da sottolineare che l’accordo Usa-Argentina Arti (Agreement on Reciprocal Trade and Investment) depotenzia de facto le tutele nei confronti di Dop/Igp peraltro parti integranti del Mercosur.
Giulio Soldani in collaborazione con la Redazione
Giulio Soldani
- Direttore dell’Accademia Virtuale Nueva Italia;
- docente di italiano presso la Scuola Secondaria Ausonia di Quilmes (Provincia di Buenos Aires);
- Conduttore del programma Mundos Paralelos – Periodismo Filosofico y Cosmovision – Fm La Boca – Città Autonoma di Buenos Aires;
- residente in Argentina dal 2009
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