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    Home » Editoriali » Serbia, possibile adesione ai Paesi Brics
    Editoriali

    Serbia, possibile adesione ai Paesi Brics

    Gennaio 24, 2026Aggiornato:Ottobre 15, 2026Nessun commento10 minuti di lettura
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    Con il nuovo anno la possibile adesione della Serbia al blocco dei Paesi Brics, importante alternativa anche per i Balcani.

    La possibile adesione della Serbia ai Brics ha infatti iniziato a delinearsi nel corso della scorsa estate quando Dragan Stanojevic, presidente della Commissione parlamentare serba per la diaspora ed i serbi nella regione, aveva sottolineato questa opportunità decisamente più significativa per Belgrado rispetto all’integrazione europea.
    In un’intervista (vedi link: Brics gives Serbia real alternative to Eu) l’opportunità costituita dai Paesi Brics era infatti stata definita come “come alternativa completa all’integrazione europea” e per questo scopo era stato appositamente creato un gruppo parlamentare composto dai partiti “Noi – La voce dal popolo” e Movimento Socialista di Aleksandar Vulin ex vice Primo Ministro serbo ed ex capo dell’Agenzia per la sicurezza e l’informazione (Bia).

    L’adesione al blocco in espansione dei Paesi Brics era stata infatti auspicata dal Presidente della Commissione Parlamentare della Serbia a fronte di vantaggi innumerevoli a cominciare dall’enorme mercato al quale Belgrado potrebbe offrire i propri numerosi e diversificati prodotti.
    A differenza della Ue i Paesi Brics, da considerare come un ampio mercato basato su un concetto di comunità economica, non imporrebbero alcuna condizione e non richiederebbero alla Serbia di abbandonare valori tradizionali e fondanti quali Kosovo e Metohija e men che meno quelli culturali e familiari.
    Il caso ad esempio delle pressioni che Belgrado subisce da tempo da Bruxelles affinchè conceda al Kosovo lo status di Paese candidato alla Ue, cosa che implicherebbe da facto il riconoscimento dell’indipendenza di Pristina.

    In definitiva la strada dell’adesione della Serbia ai Paesi Brics è un’importante opzione priva di umilianti precondizioni, una strada che pertanto, sempre secondo Dragan Stanojevic, il Paese dovrebbe considerare molto attentamente.

    Secondo il Movimento Socialista di Aleksandar Vulin la dichiarazione adottata la scorsa estate nel corso dell’ultimo summit dei Brics in Brasile offre concrete alternative per la Serbia a differenza delle vuote promesse da parte della Ue.

    I benefici che la Serbia potrebbe trarre dai Brics

    Specialmente per quanto riguarda profili quali organismi finanziari alternativi, cooperazione economica e posizionamento geopolitico Belgrado potrebbe oggettivamente avvantaggiarsi qualora trasformasse in realtà la sua per ora solo possibile adesione ai Paesi Brics.

    Organismi finanziari dominati dall’occidente come la World Bank e l’International Monetary Fund potrebbero a quel punto essere sostituiti dalla New Development Bank creata ad hoc dai Brics, per la Serbia di sicuro una valida protezione contro potenziali pressioni economiche dell’occidente visto l’affidamento fatto da parte di Belgrado su fondi di sviluppo e prestiti ottenuti da Bruxelles.

    L’accesso alla Ue è poi sempre stato subordinato al riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo da parte di Belgrado che ha dovuto e deve subire pressioni continue mentre al contrario Cina e Russia a questo proposito hanno sempre sostenuto le posizioni della Serbia.
    Concretizzare la possibile adesione ai Brics permetterebbe a Belgrado di ricorrere a questa leva diplomatica qualora servisse magari in sede di Consiglio di Sicurezza.

    L’adesione della Serbia al blocco dei Paesi Brics eviterebbe a Belgrado anche l’allineamento con la politica estera della Ue, con i suoi “valori” occidentali, il rispetto delle sanzioni e non ultimo svariate riforme politiche.
    Tutti requisiti e condizioni rigidamente imposti da Bruxelles che sono stati più volte sottolineati sia da Aleksandar Vulin che da Milorad Dodik ex Presidente della Repubblica Serba di Bosnia Erzegovina.

    Il Governo di Belgrado e la strategia a doppio binario

    Malgrado la non ancora formulata adesione della Serbia al blocco dei Paesi Brics, lo scorso mese di Luglio Belgrado ha inviato in Cina la 72′ brigata di operazioni speciali per esercitazioni militari congiunte (Foto Pixabay)

    Nonostante tutto è importante sottolineare la strategia a doppio binario che pare contraddistinguere da tempo la linea del Governo che, se da un lato ventila una possibile adesione della Serbia ai Brics utilizzandola evidentemente come ulteriore strumento diplomatico, dall’altro continua a mantenere legami apparentemente forti con la Ue e non solo in campo economico.

    In campo militare, ad esempio, Belgrado conserva tuttora legami con la Nato nonostante i rifiuti ad imporre sanzioni alla Russia ed il programma Partnership for Piece (Pfp), finalizzato a mantenere saldi i rapporti fra Nato e Paesi non membri, lo conferma.

    Probabilmente sempre la strategia a doppio binario ha determinato l’invio in Cina, nello scorso mese di Luglio, della 72′ brigata di operazioni speciali nell’ottica di esercitazioni militari congiunte.
    In un precedente articolo (vedi link: Per la prima volta esercitazioni militari congiunte Serbia-Cina) abbiamo dettagliato non solo gli investimenti di Pechino nel Balcani occidentali ed in Serbia ma anche la cooperazione militare e gli acquisti di velivoli senza pilota, di sistemi di difesa aerea a medio raggio FK-3 ed a corto raggio HQ-17AE effettuati da Belgrado.

    New Development Bank (Ndb), Contingent Reserve Arrangement (Cra), dedollarizzazione dell’economia mondiale e Global South

    Istituita nel 2015 dai Paesi aderenti ai Brics la New Development Bank ha avuto sin dall’inizio lo scopo di mobilitare risorse da destinare alla realizzazione di infrastrutture e progetti di sviluppo sostenibili nell’esclusivo interesse di una crescita equilibrata.

    In caso di adesione della Serbia ai Brics, Belgrado potrebbe fare affidamento sul Contingent Reserve Arrangement

    Una seconda altrettanto cruciale finalità è stata ed è tuttora la raccolta di prestiti e fondi in valuta locale, primo passo di sfida all’egemonia Usa per giungere successivamente ad una piena dedollarizzazione dell’economia mondiale.

    Il Contingent Reserve Arrangement (Cra), trattato internazionale sottoscritto in Brasile nel 2014, ha come finalità il reciproco sostegno in termini di liquidità dei Paesi aderenti ai Brics.

    In tale scenario, in caso di adesione della Serbia al blocco dei Paesi Brics, Belgrado sarebbe garantita da temibili vincoli di condizionalità e misure di aggiustamento economico, purtroppo abitualmente imposte da World Bank ed International Monetary Fund con conseguenze spesso drammatiche (vedasi Grecia), in virtù del Contingent Reserve Arrangement che congiuntamente alla New Development Bank (Ndb) rappresenta il braccio operativo dei Brics.

    In un nostro precedente e dettagliato articolo (vedi link: Crescono i Brics, l’alternativa all’ordine mondiale occidentale) abbiamo avuto modo di sottolineare quanto i vincoli di condizionalità richiesti da parte di Fmi e Banca Mondiale siano sempre stati costituiti da “misure di aggiustamento economico” e cioè pesantissime ingerenze dirette nei sistemi economici altrui.
    A questo proposito l’interazione con la New Development Bank ed il Contingent Reserve Arrangement consentirebbero a Belgrado, a fronte della piena adesione della Serbia ai Brics, di beneficiare di una completa tutela nei confronti di eventuali pressioni da parte di istituzioni economiche controllate dalle elites finanziarie internazionali.

    I numeri del blocco dei Paesi Brics ed il peso delle economie emergenti del Global South

    Il 36% del Pil mondiale, il 37% del commercio mondiale ed un’estensione su una superfice ideale che complessivamente raggiunge 40 milioni di kmq sono in estrema sintesi i numeri che caratterizzano questa alleanza che, qualora l’adesione della Serbia ai Brics venisse formalizzata, rappresenterebbe per Belgrado una formidabile alternativa all’integrazione europea e non solo.
    Oltretutto la caratteristica fondante della New Development Bank, quella cioè di fruire di prestiti erogati senza alcun vincolante intervento economico e politico, costituirebbe per Belgrado una ulteriore e rassicurante garanzia come peraltro lo è stato per i numerosi Paesi del Global South indicati anche come “economie emergenti”.

    Last but not least, l’adesione della Serbia al blocco dei Paesi Brics consentirebbe a Belgrado di evitare un ennesimo diktat, quello valutario, legato appunto all’imposizione dell’euro che determinerebbe la totale perdita di sovranità monetaria del Paese.

    I Paesi Brics infatti, secondo il pensiero dell’economista Paul Craig Roberts (vedi link: Crescono i Brics, l’alternativa all’ordine mondiale occidentale), qualora utilizzassero sempre più spesso le rispettive divise nazionali per commerci ed investimenti fra membri si libererebbero dalla priorità di vendere all’Occidente.
    In tal modo otterrebbero anche un ulteriore brillante risultato e cioè la dedollarizzazione dell’economia mondiale disinnescando altresì la costante minaccia di sanzioni Usa.

    L’adesione della Serbia ai Brics è una vera alternativa, geopolitica e non solo, alla Ue

    In un contesto geopolitico internazionale in estrema involuzione specie negli ultimi mesi si è svolta nell’autunno del 2025 presso l’Assemblea Nazionale serba a Belgrado la conferenza internazionale “Brics – La Serbia tra amici” alla quale hanno preso parte opinionisti ed esperti.
    Scopo dell’incontro organizzato da think tank serbi era l’analisi delle opportunità offerte dai Paesi del Global South che compongono questo blocco in oggettiva espansione, un blocco al quale il Paese balcanico pur mantenendo datate relazioni con l’Occidente volge da tempo una crescente attenzione dimostrando pertanto di voler consolidare i rapporti.

    A conferma di ciò, il Ministro Nenad Popović ha incontrato nello scorso mese di Dicembre Andrey Borakov, Direttore Generale dell’Eurasian Regional Centre della New Development Bank (Ndb) per valutare la possibilità di formalizzare l’adesione della Serbia al blocco dei Paesi Brics nell’anno in corso.
    In questo caso Belgrado avrebbe accesso ai finanziamenti necessari per realizzare grandi progetti infrastrutturali indispensabili al Paese quali digitalizzazione, medicina, energia e trasporti senza famigerati vincoli di condizionalità e misure di aggiustamento economico tanto cari alla Ue ed imposti all’occorrenza dalle istituzioni finanziarie dell’Occidente ai Paesi delle economie emergenti.

    Ora la Serbia rischia dazi Usa al 500% sulle esportazioni

    Proprio in relazione alle pressioni economiche dell’Occidente esercitate in base alle mutevoli politiche delle elites finanziarie internazionali, nell’immediato futuro Belgrado potrebbe incorrere in nuovi dazi al 500% imposti da Washington sulle merci esportate negli Usa.
    Per il momento si tratta solo di un disegno di legge all’esame del Senato per colpire i Paesi che vendano, forniscano od acquistino uranio, petrolio, gas naturale o prodotti petrolchimici originari della Russia.

    La Serbia in questo caso è totalmente dipendente dal gas della Russia da cui ne importa annualmente circa 3 miliardi di metri cubi e per questo fatto rischia di essere “punita” acquistando prodotti petrolchimici a basso costo.
    Uno scenario economicamente grave oltre che estorsivo al quale Belgrado, prima di ufficializzare l’adesione della Serbia ai Brics, potrebbe rispondere in maniera equilibrata divenendo quantomeno partner dell’alleanza che accoglie un sempre crescente numero di economie emergenti e cioè il Global South non più disposto a subire l’ordine mondiale occidentale né l’egemonia Usa.

    Come peraltro dichiarato dal Ministro Nenad Popović al termine dell’incontro con la presidente della Banca Dilma Rousseff in occasione del Forum economico internazionale di San Pietroburgo del 2025, l’adesione della Serbia ai Paesi Brics consentirebbe a Belgrado di avvalersi non solo della vasta esperienza accumulata negli anni da questa sovrastruttura politica ma anche di strumenti di finanziamento internazionale indipendenti ed affidabili.

    Una dichiarazione da tenere in estrema considerazione visto l’involversi degli scenari geopolitici internazionali ed il tempo ormai limitato per abbandonare la strategia a doppio binario e definire l’adesione della Serbia al blocco dei Brics.

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    Un ringraziamento particolare a Pixabay che ha consentito l’utilizzo gratuito di immagini belle ed attinenti al contenuto.

    Adesione della Serbia ai Brics Alternativa all'Ordine Mondiale Occidentale Balcani Occidentali Belgrado Brics Cina Dedollarizzazione dell'Economia Mondiale Economie Emergenti Economie Emergenti del Global South Egemonia Usa Elites Finanziarie Internazionali Global South I Balcani Ordine Mondiale Occidentale Russia Serbia Sfida all'Egemonia Usa
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