Trgovska Gora in Croazia al confine con la Bosnia Erzegovina sarà una discarica di scorie e rifiuti radioattivi.
Nel cuore dei Balcani occidentali sono infatti iniziati i lavori di demolizione della ex caserma di Čerkezovac, in Croazia, al cui posto dovrebbe essere creato un centro per lo stoccaggio di scorie radioattive provenienti dalla centrale nucleare di Krško.
Di proprietà congiunta di Croazia e Slovenia, la centrale nucleare di Krško vedrebbe le proprie scorie, alle quali si aggiungerebbero quelle del sistema sanitario della Croazia, stoccate nell’area di Trgovska Gora secondo l’annuncio dei rappresentanti del Parlamento croato sulla base della legge per la realizzazione dell’apposito centro destinato all’accumulo di questi speciali rifiuti radioattivi.
Il fiume Una e l’Una National Park della Bosnia Erzegovina, uno dei maggiori dei Balcani occidentali
Il problema è che il centro di 60 ettari di imminente costruzione di Trgovska Gora sorgerebbe a pochi chilometri da una città e nelle immediate vicinanze del confine con la Bosnia Erzegovina.
Secondo il team giuridico di esperti formatosi specificamente questo potrebbe esporre a rischi non meno di 250mila residenti in prevalenza sul lato bosniaco del fiume Una, parte integrante dell’Una National Park, il più grande parco nazionale del Paese (vedi link: nacionalni park una).
Il progetto della Croazia per lo stoccaggio di scorie radioattive nel deposito di Trgovska Gora, territorio del Comune di Dvor, regione di Banija, nella parte sud-orientale del Paese, trova origine circa 30 anni fa quando la Jugoslavia non si era ancora disfatta.
Risale infatti al 1988 la ricerca di un luogo idoneo per le scorie radioattive della centrale Krško sulla base delle rigide direttive dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica ma soltanto negli anni Duemila Slovenia e Croazia avevano trovato un accordo che peraltro rispecchiava quello di vent’anni prima.
Dopo aver valutato in queste aree dei Balcani occidentali quattro possibili siti idonei allo scopo, nel 1999 la zona di Trgovska Gora era stata ritenuta la più indicata.
Nel 2019 le prime proteste a Novi Grad contro l’istituzione del deposito di rifiuti radioattivi
Pur a distanza di molti anni il Parlamento della Croazia è sempre parso più che mai orientato alla realizzazione di questo datato progetto che non implicava comunque alcun sito di definitivo smaltimento ma bensì piuttosto un’area di “sosta” di circa 30 anni prima di un ulteriore trasferimento verso destinazioni peraltro sconosciute, nella ex caserma di Čerkezovac.
Completamente ignorata dalla Croazia la questione relativa all’impatto ambientale transfrontaliero del possibile sito destinato alle scorie radioattive
Attualmente il primo dubbio verte sull’effettiva temporaneità del deposito mentre un secondo si è fatto rapidamente strada e cioè se non possa essere destinato a sostanze più complesse quali appunto il combustibile nucleare.
Secondo l’associazione Green Team di Novi Grad, uno dei Comuni dei Balcani occidentali interessati dalle possibili conseguenze legate alla realizzazione del deposito di rifiuti radioattivi di Čerkezovac, oltre alla mancanza di uno studio di impatto ambientale è da sottolineare anche la totale assenza di informazione nei confronti della Bosnia Erzegovina nonché di consultazione dei numerosi cittadini residenti nelle due zone di confine interessate.
E’ probabile che la Croazia, sotto pressione da parte di Bruxelles per la presentazione di specifici e dettagliati piani inerenti a questa discarica di scorie radioattive, abbia proceduto con celerità eccessiva evitando di interagire con l’opinione pubblica e completando frettolosamente le procedure richieste.
Tutto ciò malgrado le numerose visite degli esperti di Sarajevo alle competenti autorità di Lubjana che oltretutto hanno mai presentato i documenti loro richiesti.
In questo contesto di decisionismo unilaterale, nel mese di Giugno 2025 le autorità della Bosnia Erzegovina avevano inviato, dopo approfondite valutazioni con le istituzioni competenti a tutti i livelli oltre che con team di legali ed esperti, una nota di protesta (vedi link: Nota di protesta dalla Bosnia-Erzegovina) al Ministero degli Affari Esteri ed Europei ed al Ministero della Protezione Ambientale della Croazia.
Il documento presentava altresì specifica richiesta di immediata sospensione delle attività destinate alla creazione della discarica di rifiuti radioattivi nella sede di Čerkezovac a Trgovska Gora, a breve distanza dal fiume Una e dei ben tredici Comuni con complessivi 250mila abitanti presenti nel suo bacino.
L’opposizione al progetto relativo all’ex caserma di Čerkezovac, in Croazia, inizia da lontano e precisamente nel mese di Settembre 2019 con le prime proteste a Novi Grad, a pochi chilometri di distanza dal complesso da demolire.
In breve tempo si è poi spontaneamente sviluppata una sorta di cooperazione transfrontaliera composta da associazioni, sindaci di Comuni, giornalisti dei Balcani occidentali, giuristi ed ambientalisti di entrambi i lati del confine tutti accomunati da una ferma opposizione nei confronti del progettato deposito di scorie radioattive di Trgovska Gora.
Il progetto della Croazia dimostra indifferenza nei confronti della popolazione coinvolta, delle aree protette e dell’impatto di eventuali terremoti
Questa cooperazione si era poi tradotta a livello pratico con dettagliate documentazioni grazie al prezioso contributo di esperti della Croazia e della Bosnia Erzegovina anche a livello universitario.
Docenti di geologia, scienze tecniche e naturali che sin dal 2016 avevano presentato analisi e studi approfonditi (vedi link: Studio strategico https://civilna-zastita.gov.hr/UserDocsImages/dokumenti/Radioloska%20i%20nuklearna%20sigurnost/Procjene,%20istrazivanja%20i%20analize/SPUO/SS%20za%20NP-RAO.pdf) tesi ad avvalorare in maniera inconfutabile la necessità di opporsi alla realizzazione di questa discarica di rifiuti radioattivi nel cuore stesso dei Balcani occidentali.
Alle istituzioni della Croazia era pertanto stata sottoposta una dettagliata lista di conseguenze (vedi link: https://docs.rferl.org/sh-sh/2016/03/10/dc1f24c4-826b-4870-ba29-c75029d50232.pdf), apparentemente non prese in alcuna considerazione da Zagabria, alle quali sarebbe incorsa la popolazione della Bosnia Erzegovina.
Il sisma che nel 2021 ha coinvolto la zona interessata al progetto conferma altri oggettivi rischi ignorati dalla Croazia
Il vasto ed impegnativo lavoro portato avanti negli ultimi anni da esperti, giuristi, team legali ed associazioni ambientaliste circa le conseguenze che sarebbero derivate dall’accumulo di combustibile nucleare esaurito e scorie radioattive di Trgovska Gora è stato per molto tempo ignorato dall’opinione pubblica non solo della Bosnia Erzegovina ma delle numerose zone dei Balcani occidentali interessate.
Per la querelle dei possibili rifiuti radioattivi da collocare a Čerkezovac, Sarajevo aveva ingaggiato anche lo studio legale internazionale Laborde Law
Soltanto circa un anno or sono la questione è veramente divenuta di pubblica conoscenza in Bosnia Erzegovina, peraltro solo a fronte del legittimo compenso deliberato dal Consiglio dei Ministri a favore dei numerosi e qualificati esperti precedentemente coinvolti in determinanti valutazioni, studi ed analisi.
Approvata la legge per il deposito “temporaneo” di 40 anni delle scorie radioattive prima del loro smaltimento
Lo scorso 15 Dicembre, 77 deputati su un totale di 134 del Parlamento della Croazia hanno infatti approvato la legge che indica l’ex sito militare di Čerkezovac a Trgovska Gora come luogo preferenziale dedicato allo stoccaggio di rifiuti radioattivi anche se di bassa e media attività malgrado la forte opposizione degli oltre 250mila residenti in queste zone dei Balcani occidentali.
La Croazia potrebbe pertanto iniziare a ricevere scorie radioattive dalla Slovenia ed accumulare già sin da inizio 2028.
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