L’inaspettata mobilitazione popolare porta Lula alla vittoria in Brasile insieme a Brics, Global South e dedollarizzazione.
La nettissima vittoria alle elezioni in Brasile conseguita grazie ad una mobilitazione popolare caratterizzata anche da milioni di giovani che, attraverso i social media, hanno rappresentato l’inconsueta fanteria digitale di Luiz Inácio Lula da Silva, rappresenta un duro colpo per il rinnovato tentativo di egemonia USA da parte di Washington e per quanti ambivano, con la conquista del Brasile, ad assumere l’intero controllo del continente sudamericano
Terre rare in Brasile, una delle maggiori riserve al mondo
Tra le economie emergenti del Global South, Brasilia ne detiene circa un quarto e cioè 21 milioni di tonnellate ponendo in questo contesto il Paese come alternativa strategica alla Cina come peraltro sottolineato anche dallo United States Geological Survey che per quanto concerne Pechino le stima in 44 milioni di tonnellate.
Sierra Verde, unico produttore commerciale di terre rare in Brasile
L’importanza assoluta di questa azienda locale risiede nei quattro principali elementi magnetici da lei trattati e cioè neodimio, praseodimio, disprosio e terbio.
Sierra Verde, già oggetto di un tentativo di acquisizione supportato da finanziamenti pubblici affiancati da USA Rare Earth, rimane infatti l’unica impresa fuori dall’Asia in grado di fornire questi elementi ritenuti indispensabili per aerospazio, difesa, robotica, energie rinnovabili, auto elettriche ed elettronica.
Le recenti restrizioni di Pechino circa l’esportazione di terre rare hanno così contribuito a rendere il Brasile un continente fortemente ambito da Canada, Australia ed USA, questi ultimi con ben 347 domande di esplorazione avanzate negli ultimi tre anni pur a fronte di oggettivi rischi ambientali.
Questi rischi risiedono nelle domande di esplorazione di terre rare che coinvolgono, per oltre un terzo delle stesse, zone entro i dieci chilometri da territori indigeni ed aree protette.
Il risultato del ballottaggio alle elezioni in Brasile tra Luiz Inácio Lula da Silva e Flavio Bolsonaro in Brasile è stato definito come la vittoria della madre di tutte le guerre cognitive grazie ad una “tecnoguerriglia” in grado di ribaltare la strategia algoritmica che, complice l’astensionismo massivo, aveva consegnato dopo il primo turno la vittoria al candidato appoggiato dalla quanti puntavano all’incondizionata egemonia USA nel continente dopo le recenti conquiste di Argentina e Venezuela.
In questo frangente Lula ha dimostrato una grandissima abilità nel comprendere che la resistenza alle bordate imperialiste degli eserciti di bot e degli account fake si fa nelle strade ma anche e soprattutto sui social media.
Lo dimostra la querelle con Meta che nella prima tornata elettorale aveva ristretto l’accesso ai contenuti di Luiz Inácio Lula da Silva durante quasi 24 ore, favorendo cosí il candidato appoggiato dell’egemonia USA e giocando un ruolo fondamentale che aveva definitivamente avvantaggiato Flavio Bolsonaro.
La posta geopolitica in gioco nelle ultime elezioni in Brasile era infatti altissima: la presenza del Paese sudamericano dentro l’alleanza dei Paesi BRICS, l’avanzata della dedollarizzazione anche in Sudamerica ed il rafforzamento delle economie emergenti del Global South come alternativa decoloniale all’ordine mondiale occidentale.
Il Brasile, la cui economia dipende ancora fortemente sul piano finanziario dall’egemonia USA di Wall Street, ha nella Cina contemporanea il suo maggior socio commerciale, con il quale si rafforza l’intesa anche in ambito finanziario.
Dopo la vittoria di Luiz Inácio Lula da Silva le economie emergenti del Global South potrebbero rappresentare sempre di più un’alternativa all’ordine mondiale occidentale nel continente sudamericano fino ad affermarvisi definitivamente con l’eventuale introduzione di una moneta dei BRICS di cui, in passato, si è fatto promotore.
Il suo successo nel ballottaggio alle elezioni in Brasile è rappresentato da una partecipazione senza eguali alle urne e “l’esercito di Lula”, un gruppo di whtasapp con circa 9 milioni di partecipanti, ha visto tra le sue fila giovani e persone anziane, un gran numero di donne, molti membri delle comunità Indigene, contadini senza terra, docenti e studenti universitari.
Ma l’appoggio a Luiz Inácio Lula da Silva é venuto anche dalla chiesa cattolica del Brasile promotrice una lettera aperta controfirmata da più di cinquanta vescovi appartenenti alla Teologia della Liberazione, alla Ecoteologia e alla Teologia Indigena che invitava i fedeli a votarlo.
La vittoria alle elezioni in Brasile di Lula è anche una forte battuta di arresto per le forze occulte di pentecostali ed evangelici sionisti, testa di ponte del progetto di egemonia USA in Brasile
Gli evengelici, che costituiscono circa 62 milioni di elettori negli USA e che hanno mostrato i muscoli con il primo congresso sionista giudeo-cristiano (Judeo-Christian Zionist Congress JCZC) tenutosi negli USA a Nashville nel Febbraio di quest’anno, hanno confermato nel corso degli ultimi anni la loro presenza non solo nel trumpismo più estremo ed esaltato ma anche in politica estera forgiandola in chiave pro Israele con il trasferimento dell’ambasciata ad una Gerusalemme indicata come capitale, con la legittimazione dell’occupazione delle alture del Golan e con il sottofinanziamento dell’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi.
Negli ultimi quattro decenni i gruppi evangelici e pentecostali si sono progressivamente radicati ed estesi in tutto il sudamerica spesso divenendo talmente forti da orientare politica estera e relazioni diplomatiche dei rispettivi Paesi in funzione dichiaratamente sionista.
Gli evangelici autodefinitisi “cristiano sionisti” costituiscono circa il 35% della popolazione e sono l’avanguardia fautrice dell’egemonia USA che anche in Brasile si oppone all’alternativa dell’ordine mondiale occidentale costituita dai Paesi BRICS del Global South
La loro crescita, ad esempio il caso delle ong USA “Chiesa di Sion” ed “Eagles’ Wings” peraltro estremamente attive sul territorio ed interpreti della capitalistica e fantasiosa “teologia della prosperità”, ha gravemente eroso la Chiesa cattolica e quella protestante in un Paese che, pur multiculturale e multietnico, sino a mezzo secolo or sono era quali monolitico sotto il profilo religioso.
Già nel 2022 gli evangelici sionisti, in un’ottica estremamente teocratica e conservatrice, avevano sostenuto alle presidenziali la candidatura di Bolsonaro.
La vittoria indiscussa di Luiz Inácio Lula da Silva a queste ultime elezioni in Brasile costituisce anche in questo contesto un netto successo nei confronti di pentecostali ed evangelici sionisti da anni impegnati attivamente contro l’alternativa all’ordine mondiale occidentale rappresentato dalle economie emergenti del Global South e dal loro progetto di dedollarizzazione dell’economia mondiale (vedi link: Crescono i Brics, l’alternativa all’ordine mondiale occidentale).
Un altro grande sconfitto di questo ballottaggio è Bibi Netanyahu le cui dichiarazioni sull’appoggio alla campagna elettorale dei Bolsonaro sono state rese pubbliche.
Alla luce di tutte queste considerazioni possiamo quindi concludere sostenendo che la vittoria alle elezioni in Brasile di Luiz Inácio Lula da Silva rappresenti non solo il prosieguo della sfida all’egemonia USA, la riaffermazione dell’appartenenza del Brasile ai BRICS e la sua leadership tra le economie emergenti del Global South ma soprattutto una profonda disfatta per il clan Bolsonaro a tal punto da provocare la fuga di Flavio Bolsonaro, prima in Argentina e poi negli USA, per potersi cosí sottrarre alle accuse di riciclaggio e corruzione.
Articolo redatto a cura di Giulio Soldani e della Redazione Centrale di ItalBalkanika.
Giulio Soldani
- Capo Redaziome ItalBalkanika in Argentina;
- Direttore dell’Accademia Virtuale Nueva Italia;
- docente di italiano presso la Scuola Secondaria Ausonia di Quilmes (Provincia di Buenos Aires);
- Conduttore del programma Mundos Paralelos – Periodismo Filosofico y Cosmovision – Fm La Boca – Città Autonoma di Buenos Aires;
- residente in Argentina dal 2009.
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