I resti rinvenuti nel 2011 ad Osijek in Croazia appartenevano a sette legionari romani come confermato da studi meticolosi.
Gli esami antropologici effettuati negli anni successivi alla scoperta dei resti hanno fornito infatti responsi che confermerebbero l’ipotesi di sette legionari romani risalenti ad un periodo tra il 240 ed il 360 d.C. forse caduti nella battaglia del 260 d.C. nei pressi dell’antica città romana di Mursa sul Danubio-Drava, ora Osijek in Croazia e poi gettati in un pozzo.
Sin dalla prima metà del I sec.d.C. la città di Mursa era stata un importante insediamento di legionari romani per poi divenire colonia dopo la conquista della Dacia, corrispondente grossomodo all’attuale Romania.
Per via della rilevanza della città di Mursa nel sistema sia commerciale che difensivo di quella parte di impero dell’Antica Roma nonché per la posizione strategica anche alla luce dei collegamenti tra Balcani e Pannonia, i legionari romani ausiliari della Cohors II Alpinorum Equitata e della Ala II Hispaniorum Aravacorum erano stati fra i reparti di stanza sino al periodo dell’imperatore Traiano.
La Pannonia era una vasta area che corrispondeva all’incirca ad Ungheria occidentale, Austria orientale, Slovenia e Croazia settentrionale.
La battaglia di Mursa ora Osijek aveva avuto luogo in uno dei periodi storici più sanguinosi ed oscuri dell’Antica Roma
Nella stessa zona dell’attuale Croazia era avvenuta una seconda battaglia, quella di Mursa Maggiore, il 28 Settembre 351 d.C. protrattasi dal tardo pomeriggio sino a notte fonda, con perdite per entrambi gli schieramenti di circa 54mila legionari romani.
Nel pozzo ad Osijek dove giacevano i resti dei sette legionari romani non sono stati reperiti oggetti di sorta tranne una moneta dell’Antica Roma coniata nel periodo dell’imperatore Ostiliano e risalente al 251 d.C.
Sulla base dei riscontri al radiocarbonio la datazione circa i legionari romani rinvenuti nel pozzo ad Osijek indica un periodo tra il 240/340 d.C.
Oltre al luogo di ritrovamento in Croazia, appunto nei pressi di Mursa, successivamente scenario di un secondo scontro questa volta però tra l’esercito dell’imperatore romano Costanzo II e le forze dell’usurpatore Magnenzio, ciò che induce fortemente a ritenere i resti come appartenenti a legionari romani sono innanzitutto gli esami degli isotopi stabili di azoto e carbonio rinvenuti nel collagene delle costole.
In questo caso la biochimica della dieta consente infatti di stabilire il regime alimentare che, nel caso dei resti rinvenuti a Mursa in Croazia, è risultato essere del tutto privo di quota marina, modesti apporti di proteine terrestri ed al contrario forte presenza di legumi e cereali.
Una dieta che per quanto si sappia corrisponde alle razioni dei legionari romani dove l’apporto calorico giornaliero di circa 3mila calorie derivava essenzialmente da cereali quali orzo, grano ed avena.
Nell’Antica Roma l’alimentazione dell’esercito, costretto a marce continue, al trasporto di carichi considerevoli oltre a scontri in climi umidi e freddi, era infatti oggetto della massima attenzione, stabilita nel contratto di arruolamento e soggetta a cambiamenti.
Infatti il cibo dei legionari romani cambiava in base alla situazione contingente, di battaglia o di svernamento negli accampamenti piuttosto che stanziale nei castra.
Per stabilire una datazione il più corretta possibile circa i resti dei legionari romani del pozzo di Osijek il team dell’Istituto di Ricerca Antropologica di Zagabria guidato dal bioarcheologo Mario Novak si è avvalso di svariate tecniche quali il radiocarbonio, le analisi degli isotopi stabili di azoto e carbonio, gli esami antropologici e quelli sul Dna per risalire così al patrimonio genetico attraverso il quale ricavare ulteriori dettagli su questi probabili soldati dell’Antica Roma.
Di considerevole rilevanza i riscontri sugli scheletri del pozzo di Mursa che hanno permesso di ipotizzare trattarsi di uomini di due distinti gruppi di età, un primo fra i 18 ed i 35 anni ed un secondo fra i 35 ed i 50.
Tutti di corporatura robusta ma con un’ossatura che rivelava forte usura muscolare, fratture guarite e numerose ferite attribuibili a perforazione da lancia o freccia oltre che da spada lunga tipica dei reparti a cavallo dell’Antica Roma.
A proposito degli esami sul Dna, il patrimonio genetico ottenuto dai rilievi dei resti dei sette probabili legionari romani di Osijek rivela una composizione affatto omogenea ma bensì decisamente mista, un fatto per nulla sorprendente preso atto che in quel periodo dell’Antica Roma i reparti militari erano spesso cosmopoliti.
In questo caso particolare, non erano affatto originari di Mursa né tantomeno della Pannonia.
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