Nonostante l’opposizione popolare nessun referendum è stato permesso sull’adozione dell’euro imposta dall’alto in Bulgaria.
Malgrado decine di manifestazioni in tutto il Paese contro la paralisi istituzionale, contro il Governo di Rossen Zhelyazkov punto di riferimento dell’Ue in carica da meno di un anno e contro la mancata approvazione del bilancio che avrebbe determinato un aumento della spesa con gravi conseguenze sui prezzi, le elites finanziarie internazionali avevano già deciso da tempo.
In Bulgaria l’opposizione popolare all’euro supera il 57%
Le principali preoccupazioni dei cittadini nei confronti dell’adozione dell’euro erano e restano determinate dal rischio di aumenti incontrollati in termini di inflazione e costo della vita.
Un rischio peraltro certo visti i precedenti più recenti come nel caso della Croazia che aveva adottato la moneta unica esattamente due anni fa ed i cui cittadini, a ben pochi giorni da tale “scelta” disastrosa, si erano improvvisamente trovati ad affrontare aumenti di prezzi in alcuni casi anche del 20% e per i più fortunati a fare la spesa nella vicina Slovenia.
In uno schematico articolo pubblicato nel Gennaio 2023 (vedi link: Croazia anno zero, il risveglio nell’euroincubo) avevamo previsto quanto poi puntualmente accaduto a seguito dell’adozione dell’euro da parte di Zagabria. A fine mese di Luglio 2025 il direttore dell’Ente Nazionale Croato per il Turismo, Kristjan Staničić, ha dichiarato con estrema sincerità che per quanto riguarda i prezzi il settore dell’ospitalità (vedi link YouTube: Crisi del turismo in Croazia: prezzi alle stelle) era ormai arrivato al limite, leggasi fuori budget, provocando una progressiva perdita di presenze.
Sempre dello stesso periodo un interessante articolo pubblicato da L’Indipendente (vedi link: Prezzi alle stelle: il disastro dell’euro in Croazia) confermava quanto anticipato sei mesi prima da noi.
Alla luce di quanto sopra, la forte opposizione all’adozione dell’euro in Bulgaria è estremamente fondata e giustificata.
Un secondo aspetto ben peggiore di costo della vita e svalutazione è poi quello della perdita di sovranità monetaria.
Che i cittadini lo volessero o meno e malgrado la forte opposizione, l’introduzione ufficiale dell’euro in Bulgaria era già stata fissata per il Gennaio 2026
Pur di realizzare questo progetto inviso, il Governo ha non solo più volte respinto legittime richieste di referendum sull’adozione dell’euro come valuta nazionale da parte della Bulgaria pur a fronte della diffusa impopolarità ma addirittura il suo rinvio di un anno.
Questa proposta estremamente equilibrata, avanzata purtroppo tardivamente dal partito Vazrazhdane che si era appellato all’art.5 dell’Atto di Adesione, era stata ignorata a fronte di trattati già sottoscritti.
Malgrado corruzione, instabilità, diseguaglianze sociali e forte opposizione popolare all’euro il prossimo futuro della Bulgaria era stato sancito l’8 Luglio 2025 dal Consiglio europeo
Secondo il Consiglio europeo, organismo composto da membri peraltro non eletti, Sofia ha da tempo sorprendentemente incontrato i requisiti stabiliti dal Trattato di Maastricht.
Di conseguenza la Bulgaria è entrata nel tragico circo equestre della moneta unica nonostante la diffusa e cronica corruzione governativa contro la quale centinaia di migliaia di cittadini hanno manifestato ancora il 18 Dicembre.
Da sottolineare poi i ripetuti rifiuti governativi di consentire la libera scelta referendaria (vedi link: Bulgaria’s Parliament rejects President Radev’s euro referendum proposal) circa l’adozione ufficiale dell’euro a partire dal mese di Gennaio.
Sette elezioni politiche in quattro anni, corruzione ed instabilità ma per Bruxelles va tutto bene pur di imbarcare un altro Paese a cui imporre l’euro
Dopo 19 anni dall’adesione alla Ue la Bulgaria ha detto quindi addio alla propria valuta introdotta nel 1881, il lev, malgrado l’opposizione all’euro superasse ampiamente il 57% diventando così il 21′ Paese a subire tale imposizione dalle elites finanziarie internazionali e da Governi collusi e notoriamente affetti da corruzione.
A tale proposito, dopo settimane di proteste di massa contro le politiche economiche e la tangibile incapacità a contrastare l’endemica corruzione, il Primo Ministro della Bulgaria Rosen Zhelyazkov si è dimesso a metà Dicembre.
Diretta conseguenza delle dimissioni è stata la caduta del suo Governo che, telecomandato da Bruxelles, aveva supervisionato le fasi finali dell’impopolare adozione dell’euro respinta dai cittadini in quanto “originata” da quegli stessi politici autori di un bilancio statale bersaglio di decine di manifestazioni.
In effetti sui social media della Bulgaria circolavano da tempo innumerevoli narrazioni che in una sorta di trama unica descrivevavo la forzata introduzione dell’euro, senza dubbio una ovvia perdita di sovranità nazionale, accomunandola ad accuse rivolte alla classe politica additata come responsabile degli aumenti dei prezzi dell’energia elettrica e non ultimo della corruzione.
Naturalmente gli europeisti di Sofia hanno prontamente bollato come filorussa e disinformativa l’opposizione sui social all’adozione dell’euro in Bulgaria.
Secondo Victor Papazov, Presidente del Consiglio di Amministrazione della Borsa Valori di Sofia, l’introduzione dell’euro porterà la Bulgaria ad una crisi in stile Grecia
In definitiva la Bulgaria è più che mai un Paese diviso su tutto, con un clima politico polarizzato ed una profonda e diffusa sfiducia da attribuire agli ultimi quattro anni di crisi politica oltre che alla corruzione.
L’opinione di Victor Papazov è che non vi sia un solo aspetto positivo serio nell’adozione dell’euro da parte della Bulgaria
Alla caduta del Governo di Rosen Zhelyazkov hanno contribuito le numerose manifestazioni contro la moneta unica che si sono moltiplicate nel Paese ed il video seguente (vedi link: Anti-euro protest in Bulgaria) dimostra in maniera inconfutabile la forte opposizione popolare all’adozione dell’euro ed all’ingresso di Sofia nella “camicia di forza” della moneta unica.
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