La bolla finanziaria speculativa esplosa da poco in Turchia è legata a sette società che gestivano 131 fondi d’investimento.
L’inizio di quanto accaduto nelle ultime settimane è da far risalire a ben due anni fa quando sette società di asset management, ricorrendo ai rispettivi fondi d’investimento, avevano iniziato ad acquistare azioni di small cap poco scambiate sulla Borsa Valori di Istanbul determinandone un rapido apprezzamento.
Trattandosi di titoli illiquidi con volumi di scambio estremamente contenuti, le quotazioni risultavano infatti molto sensibili anche a fronte di acquisti economicamente limitati.
Le sette società di gestione patrimoniale avevano in tal modo progressivamente iniziato a “gonfiare” artificialmente le quotazioni di numerose small cap attirando un numero via via crescente di investitori colpiti da rendimenti straordinari.
Il fornitore globale di indici di riferimento MSCI aveva segnalato i rischi legati ad una probabile bolla finanziaria determinata da “possibili operazioni combinate” di fondi d’investimento in Turchia
Un meccanismo che ben presto aveva iniziato ad autoalimentarsi e rendendo, anche se per un periodo limitato, Hedef Portföy la seconda società per capitalizzazione della Borsa Valori di Istanbul.
Sintomatico anche l’andamento del titolo Tera Portföy che, dal suo lancio sino a poche settimane fa, ha realizzato profitti superiori al 50mila%.
Al centro della bolla finanziaria esplosa in Turchia le società di asset management Pusula Portföy e Tera Portföy
Nello scorso mese di Agosto il patrimonio gestito da Pusula Portföy aveva raggiunto $13,2 miliardi con un aumento di oltre 12 volte rispetto all’anno precedente mentre Tera Portföy aveva superato un patrimonio di circa $14 miliardi, decuplicato rispetto al 2025.
Un caso emblematico è quello di TLY, hedge fund di Tera, che si era imposto in circa un anno come uno dei maggiori fondi d’investimento dell’intera Turchia attirando rapidamente oltre centomila investitori.
Il fondatore e Presidente di Tera Portföy Yatirim Menkul Degerler, al centro della bolla finanziaria speculativa che ha scosso l’intero Paese, era nei giorni scorsi in detenzione cautelare in attesa di processo.
Come si sono inizialmente sgretolati i fondi d’investimento
Il collasso del sistema in Turchia è iniziato con il ritardo dei rimborsi da vendite di asset richiesti da parte degli investitori, questo non per mancanza di liquidità ma bensì per evitare un improvviso crollo dei titoli delle aziende, prevalentemente small cap, oggetto di spettacolari performance nel corso degli ultimi due anni circa.
I ritardi nei pagamenti ad investitori che avevano richiesto il rimborso ha causato, ad esempio, un rapido crollo del 97,8% di Hedef Portföy mentre l’indice All Shares della Borsa Valori di Istanbul registrava il -12% dall’inizio della settimana cruciale.
Gli impatti di questa bolla finanziaria speculativa determinata da illiquid small cap share manipulation sono stati fin dall’inizio gravi e numerosi oltre naturalmente a determinare serie turbolenze sia sul risparmio gestito che sul mercato azionario della Turchia.
Infatti, oltre alla recente decisione da parte dell’Autorità di Vigilanza (SPK) di liquidare i fondi d’investimento, sono stati avviati negli ultimi giorni numerosi provvedimenti giudiziari ed arresti di oltre 50 figure di spicco del mercato finanziario mentre la Banca Centrale ha ridotto i requisiti di margine dal 35% al 20% ed aumentato i finanziamenti per arginare il credit crunch determinato dalla rapida diffusione del panico tra i risparmiatori.
Occorre poi considerare l’impatto politico generato in Turchia da quanto commesso dalle società di gestione patrimoniale inquisite, un elemento che a fronte delle dimensioni rappresenta un durissimo colpo per il partito di Governo AKP minandone la credibilità come forza politica in grado di gestire l’economia del Paese.
A seguito della bolla finanziaria sono sorti dubbi sulla permanenza della Turchia nell’indice dei mercati emergenti MSCI
Molto elevato poi il rischio per la credibilità del Paese che, dopo anni di tassi di interesse bassissimi pur a fronte di un’inflazione giunta all’85% a fine 2022, aveva cercato di riguadagnare la fiducia internazionale con Mehmet Şimşek, economista di fama, ex stratega di Merrill Lynch e Ministro del Tesoro e delle Finanze della Turchia dal 2023.
A lui si deve il progressivo aumento dei tassi di interesse con lo scopo di riportare sotto controllo l’inflazione.
Gli investitori coinvolti in Turchia da questa bolla finanziaria sono quasi mezzo milione per un valore equivalente a $18,3 miliardi
Le società di gestione del risparmio che gestivano i 131 fondi d’investimento sono:
- Tera Portföy (tra cui il fondo monetario TP2 ed il fondo azionario THF);
- Pusula Portföy;
- Hedef Portföy;
- Atlas Portföy;
- A1 Capital Portföy;
- Pardus Portföy;
- Bulls Portföy.
Agli istituti finaziari İşbank e Ziraat Bankası è stata affidata da parte dell’Autorità di Vigilanza (SPK) la liquidazione coatta dei fondi d’investimento coinvolti.
Ora al Ministro del Tesoro e delle Finanze Mehmet Şimşek tocca una doppia sfida, stabilizzare l’economia della Turchia e ripristinare la credibilità del mercato dei capitali a fronte della bolla finanziaria speculativa appena esplosa.
Per gli investitori stranieri la percentuale di capitale investito recuperata dai fondi d’investimento liquidati da SPK sarà infatti un elemento determinante per confermare o meno la credibilità internazionale nell’economia della Turchia.
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1 commento
Siamo di fronte all’ennesima speculazione, sarebbe ora di ripensare un’economia dei beni comuni e non delle bolle finanziarie.